Industria degli anime in crisi: otto studi chiusi in nove mesi, tra debiti, ritardi e troppa domanda

crisi settore anime
Il 2025 non è stato gentile con gli studi di animazione giapponesi

Secondo un recente rapporto di Teikoku Databank, tra gennaio e settembre otto case di produzione anime hanno chiuso i battenti, in crisi perché travolte da debiti o costrette a sospendere le attività. Due di queste sono finite in bancarotta con oltre 10 milioni di yen di passivo (circa 59.000 euro), mentre altre sei hanno semplicemente smesso di operare.

Un numero che preoccupa, anche perché segue un trend in crescita. Gli ultimi tre anni, infatti, hanno visto un aumento delle chiusure, con livelli ormai paragonabili al record del 2018, quando i fallimenti totali furono sedici.

Non si tratta solo di piccoli studi secondari, perché a crollare sono anche società in grado di gestire interi progetti, i cosiddetti prime contractor. Tra i casi più noti:

In molti casi, gli studi si sono trovati schiacciati tra un improvviso boom di ordini post-pandemia e l’incapacità di sostenere i costi. L’animazione è ripartita, ma le risorse non bastavano, si è, quindi, ricorso a produzioni estere, più costose però a causa del crollo dello yen, che ha eroso ulteriormente i margini di profitto.

Il paradosso è evidente: il settore non è mai stato così florido a livello globale, ma i produttori giapponesi guadagnano sempre meno. Teikoku Databank parla di aziende “indaffarate ma in perdita”, incapaci di far ricadere sui clienti l’aumento dei costi di produzione e del lavoro. Le più colpite, ovviamente, sono le piccole e medie imprese senza proprietà intellettuali proprie, che lavorano su commissione e non incassano dalle licenze o dal merchandising.

Il 60% degli studi principali ha segnalato un peggioramento dei conti nel 2024. Il problema si riflette anche sui contenuti, infatti, diversi anime attesi per quest’anno, tra cui The Warrior Princess and the Barbaric King, Witch Hat Atelier e Go for It, Nakamura!, sono stati rinviati al 2026 per carenza di personale.

Il mercato cresce, ma non per tutti

Sebbene, dunque, guardando i numeri l’anime business sembri in piena salute, la situazione è ben più complessa. L’Association of Japanese Animations (AJA) ha stimato che nel 2024 il mercato globale degli anime ha raggiunto i 3.8407 trilioni di yen (circa 24 miliardi di euro), con un aumento del 14,8% rispetto all’anno precedente. Inoltre, per il terzo anno consecutivo, il mercato internazionale ha superato quello domestico, con 2.1702 trilioni di yen provenienti dall’estero contro 1.6705 trilioni dal Giappone.

Le entrate dirette dalle produzioni anime hanno toccato un nuovo record di 466,2 miliardi di yen (circa 2,9 miliardi di euro), in crescita del 9,1%. Tuttavia, secondo Masahiro Hasegawa, direttore del Anime Industry Report 2025, i guadagni reali arrivano con ritardo, specialmente quelli legati allo streaming globale, e non riescono ancora a coprire le spese sempre più alte.

Il rapporto sulla crisi conclude con un appello chiaro: per evitare un collasso strutturale, l’industria anime deve riformarsi alla base. Servono politiche di compenso più eque, una formazione solida per gli animatori e un sistema commerciale che non lasci le piccole produzioni a bocca asciutta.

Appassionata di scrittura ed innamorata della cultura giapponese, trovo ispirazione sia nei racconti in cui mi immergo sia nei videogiochi che esploro. Attraverso manga, anime e la ricca tradizione artistica del Giappone, coltivo la mia creatività e la mia curiosità per mondi nuovi e avvincenti.

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