La più piccola arriva in Italia, ma solo per gli over 14
Una classificazione sensata?
Un film gira il mondo, raccoglie premi, applausi e spettatori, poi arriva in Italia e improvvisamente diventa “inadatto” ai minori di 14 anni, è quello che sta succedendo a La più piccola. La pellicola, terza regia di Hafsia Herzi, arriverà nelle sale italiane il 23 aprile con un divieto che ha già acceso più di una polemica. La decisione è della Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura, che ha motivato il provvedimento parlando di riferimenti sessuali descritti in modo dettagliato, seppur non espliciti, e quindi potenzialmente inadatti ai più giovani. A corredo: linguaggio forte e tematiche considerate sensibili.
Questo stesso film al Festival di Cannes ha conquistato la Queer Palm e ha fatto vincere a Nadia Melliti il premio come Miglior Attrice, poi confermato anche ai César 2026 come Miglior Attrice Emergente. In Italia, tra l’altro, è stato premiato per la regia al BIF&ST. Dunque, qualcosa stona, considerando che la pellicola è stata proiettata praticamente ovunque senza particolari problemi.
La questione, a guardare meglio, sembra meno tecnica e più culturale. La più piccola è una storia intima, personale, che tocca tematiche delicate, come l’identità personale e l’omosessualità. Non ci sono filtri sensazionalistici, pornografia o spettacolarizzazione, solo uno sguardo diretto e umano. Che sia proprio il racconto, quindi, a risultare scomodo?
Fandango, che distribuisce il film in Italia, non ha nascosto il proprio disappunto e ha già annunciato ricorso contro la decisione. Secondo la società, limitare la visione ai minori significa perdere un’occasione importante per affrontare temi complessi in modo aperto, senza tabù.
Anche Herzi ha reagito con amarezza. Dopo un anno passato a presentare il film in giro per il mondo, senza mai incappare in accuse di contenuti inadatti, la scelta italiana le appare incomprensibile. Soprattutto perché, a suo dire, il film non contiene nulla di esplicito. Solo una storia che, evidentemente, non tutti sono pronti ad accettare allo stesso modo.
Siamo davvero davanti a una questione di tutela dei minori o a un riflesso un po’ antiquato quando si parla di certe tematiche?
