Rune Factory: Guardians of Azuma, l’esperienza del lato cozy dell’avventura

Rune Factory: Guardians of Azuma
La perdita della memoria, un espediente forse un po’ abusato, ma sempre efficace. Con la mente annebbiata, tante domande e poche risposte, il protagonista si sveglia nel bel mezzo di una quotidianità già impostata: pulizia del tempio, faccende domestiche e chiacchere tra amici…ma che altro c’è in questo videogioco? Scopriamolo assieme…

Rune Factory: Guardians of Azuma, il nuovo capitolo dell’amata saga, invita a mettere da parte la frenesia dei classici action RPG, conducendoti verso un’avventura rilassata, fatta di ritmi lenti, raccolti stagionali e… qualche combattimento senza esclusione di colpi.

Rune Factory è una serie spinoff di Harvest Moon, che mescola simulazione di vita rurale, dungeon crawling e meccaniche da RPG. A differenza di altri farming sim, dunque, qui si combattono mostri, si esplorano dungeon e si intessono relazioni sociali. Guardians of Azuma porta la serie in un’ambientazione ispirata al Giappone tradizionale, con un taglio più narrativo e spirituale.

La storia si svolge in mondo in decadenza, abbandonato persino dagli dei. In questa realtà apparentemente senza speranza, però, arriva un eroe inaspettato, un Earth Dancer dalla memoria confusa e dall’animo coraggioso.

L’avventura inizia nello Spring Village (Villaggio Primavera), in cui devi coltivare, cucinare, combattere e, intanto, stringere pure dei legami. Il gameplay scorre con una naturalezza disarmante, come una routine che si costruisce da sola. Non appena si ha preso confidenza con i primi NPC e con l’ambiente, però, arriva il momento di cavalcare un leggendario drago per volare verso altre regioni e scoprire nuove realtà.

La vita di un Eroe, dunque, non è semplice, tra combattimenti contro mostri, che arrivano direttamente dal folklore giapponese, e il tentativo di salvare il mondo. Se, però, include anche coltivazioni, chiacchiere serali e dolcetti giapponesi, può essere sorprendentemente dolce. E in Guardians of Azuma, può scappare anche qualche flirt.


La primavera in cui tutto ha inizio


Dopo un breve (e criptico) filmato iniziale, ci svegliamo all’interno di un tempio giapponese. Vestiamo i panni di un personaggio affetto da amnesia e nel primo dialogo scopriamo di esser precipitati all’interno dell’edificio sacro sfondando il tetto. Al nostro rocambolesco arrivo siamo stati (r)accolti da Iroha, la giovane proprietaria di una casa da té, che ci ha aiutati a sistemarci nel tempio e si è presa cura di noi.

Totalmente incapaci di ricordare il passato, abbiamo condotto una vita tranquilla, aiutando a pulire il tempio e a sistemare il villaggio. Sembra, infatti, che dalla scomparsa di Ulalaka, dea della primavera, il paese abbia vissuto un inesorabile declino. Oramai semi abbandonato e apparentemente senza futuro, lo Spring Village accoglie gli ultimi rappresentanti della vecchia popolazione, tra cui il capo villaggio.

Sarà proprio quest’ultimo a parlarci dell’albero sacro, che un tempo era abitato dalla dea, mentre ora giace, secco e triste, al centro del paese. Poco dopo l’annuncio del suo imminente abbattimento, però, facciamo un sogno strano, primo di molti. Nel mondo onirico veniamo raggiunti da una misteriosa figura non identificata, che ci chiede di riportare in vita l’albero sacro e, dopo averci svelato la nostra natura di Earth Dancer, ci dona il primo utensile: un tamburo sacro.

Ancora confusi per via del sogno, iniziamo il nuovo giorno conoscendo Mokoshiro, che sarà il nostro compagno fisso per tutta la vicenda. Questa strana creatura, che assomiglia ad un mini montone volante, dice di essere l’ultimo discendente del dio drago Mihoshi Habaki e ci accompagnerà lungo un percorso che si rivelerà un passo alla volta.

Parte, così, l’avventura che ci porterà a rivitalizzare l’intera Azuma, regione dopo regione, combattendo l’oscura minaccia del Blight (rovina, degrado). Certo le danze dell’Earth Dancer non sono al livello di quelli di Yuna, di FFX, ma sono comunque estremamente efficaci. Con le sue sapienti mosse, infatti, scopriamo di poter far rinascere alberi avvizziti, ammaliare creature ostili, rinsavire gli dei e molto altro.


L’aspetto sociale di Guardians of Azuma


Lungo il nostro percorso incontreremo diversi NPC, ognuno con la propria storia, caratteri unici e… infinite esigenze. Giorno dopo giorno, difatti, avremo a che fare con un’agenda davvero fitta, fatta di compiti generici, impegni presi con le persone, compleanni ed una storia da portare avanti. Svolazzando da un villaggio all’altro, avremo il compito non solo di farli tornare alla vecchia gloria, ampliandoli e migliorandone l’aspetto, ma dovremo anche intessere relazioni con i suoi abitanti, per lo meno con quelli con cui si può interagire più profondamente.

Chiacchierando con loro potremo scoprire le loro passioni, svelare i loro caratteri ed approfondire, così, l’amicizia. Un poco alla volta, tra un appuntamento ed un regalo, potremo entrare in confidenza e, perché no?, anche innamorarci. Guaridians of Azuma, infatti, permette di avere anche relazioni romantiche con alcuni NPC. Occhio, però, che non tutti gradiscono tutte le opzioni di appuntamento a disposizione! Alcune scelte, infatti, se non opportune, rischiano di farci perdere punti con la persona interessata, allontanando il nostro obiettivo di conoscenza. Dunque, bisogna impegnarsi per arrivare a conoscere a fondo ogni personaggio, così da proporre solo opzioni gradite.

Rune Factory Guardians of Azuma relazioni con NPC

Non si tratta di una sfida facile, ognuno di loro ha un preciso carattere, ma certo non ce lo spiattella interamente alla prima interazione! Ci troviamo, quindi, di fronte a personaggi stratificati, mossi dalle proprie passioni e dal proprio vissuto, ma anche pronti a sorprenderci. La loro capacità di sopportazione verso occupazioni per loro non consone sale proporzionalmente con il livello di intimità raggiunto. In poche parole? Più ci vogliono bene, meglio ci sopportano.


Come tenersi occupati tra una purificazione e l’altra


Oltre alla socializzazione ed ai combattimenti per riportare Azuma allo splendore di un tempo, questo nuovo capitolo di Rune Factory permette ai giocatori di sperimentare diversi aspetti più tranquilli di gameplay. Quando siamo stufi di combattere mostri, dunque, possiamo concederci un piccolo break dalla storia principale, abbandonandoci alla tranquillità della vita rurale. Immersi in un paesaggio che ricorda una cartolina d’epoca Meiji, avvolti da tutte e quattro le stagioni, possiamo tranquillamente decidere a cosa dedicarci.

Lungo il cammino avremo raccolto non solo materiali da costruzione, come legna e pietre, ma anche semi di varia natura ed ingredienti. Questo ci permette di prenderci una meritata pausa, immergendoci in un hobby. Se avete voglia di sentirvi come Jonathan e Drew Scott, allora potete dedicarvi alla costruzione. Per riportar vita in Azuma, difatti, possiamo innanzitutto affrontare l’edificazione di una nuova zona dei vari paesi, per invogliare le persone a tornare a viverci. Così, dopo una breve visita al falegname, che ci può fornire strutture e decorazioni, possiamo tornare con il nostro bottino nell’area di costruzione.

All’interno della griglia predisposta potremo, quindi, dar sfogo al nostro lato gestionale, dividendo lo spazio a disposizione a seconda delle necessità del villaggio. Quasi tutte le località offrono una scacchiera adeguata, mentre il Summer Village presenta un terreno ridotto, che mette a dura prova le nostre abilità in tetris.


Quando il richiamo rurale è forte


Un altro modo per scacciare la noia della routine è la coltivazione. Tutti i semi ottenuti nelle missioni o raccolti nell’ambiente ci permettono di creare il nostro orticello, in cui far crescere piante rigogliose. Se la botanica non è il vostro forte, invece, (non che qui ne serva molta, il meccanismo pianta-annaffia-raccogli è uguale per tutte le specie) potete sempre demandare il lavoro ad un NPC, da bravi latifondisti.

Gli appassionati di sport dal ritmo lento, invece, possono prendere canna ed esche e dedicarsi alla pesca. Le mappe del gioco offrono diversi punti in cui gettare l’amo, ognuno ricco di diverse specie di pesci e crostacei. Con calma e santa pazienza, quindi, possiamo pescare diversi abitanti acquatici, pronti a finire diritti in padella.

Con gli ingredienti raccolti (da noi o da qualcun altro) possiamo, infatti, dedicarci al terzo passatempo del gioco: la cucina. Grazie ai componenti a disposizione potremo ricreare diversi piatti tipici della cucina giapponese. Dagli onigiri al sushi, dai mochi ai dango, le ricette sono numerose e non servono nemmeno dei tegami antiaderenti! Si può spadellare sia in solitaria sia in compagnia, perché, si sa, i vapori di cottura uniscono gli animi! I nostri risultati culinari possono, quindi, essere stipati nel nostro capiente inventario, pronti a ridarci energia lungo il cammino. Chi non apprezza gli sforzi culinari ludici, invece, può anche vendere i piatti.

Insomma, al di là della storia principale, Guardians of Azuma prevede la possibilità di condurre una tranquilla vita di campagna, svegliandosi al canto del gallo, interagendo con i vicini, zappando, costruendo e sporcandosi di unto.

Appassionata di scrittura ed innamorata della cultura giapponese, trovo ispirazione sia nei racconti in cui mi immergo sia nei videogiochi che esploro. Attraverso manga, anime e la ricca tradizione artistica del Giappone, coltivo la mia creatività e la mia curiosità per mondi nuovi e avvincenti.

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