Nina The Starry Bride 1: identità rubate e destino imposto

manga Nina the Starry Bride

Il romantasy Nina The Starry Bride conquista i fan degli shōjo e, soprattutto, coloro che amano i mondi fantasy e i giochi di corte. Tra inganni, passati oscuri e incontri voluti dal destino, Nina dovrà trovare la forza di rinunciare a sé stessa.

Nella città di Dayah, nel regno di Fortna, seguiamo Nina, una ragazza dagli occhi lapislazzuli la cui vita viene sconvolta da un evento improvviso. Costretta a lasciarsi alle spalle il proprio passato, si ritrova sola e a dover mettere in discussione il suo passato e sé stessa.
Tra giochi di corte e identità imposte, entra in scena il principe Azure Seth Fortna, figura enigmatica che segna l’inizio del cambiamento nella sua vita.

La trama non ambisce forse a grande complessità, ma costruisce un romantasy gradevole, pensato per chi si emoziona con gli sguardi intensi e i legami nati quasi per caso.
I fan già affezionati alla serie di Nina The Starry Bride, così come chi la scopre per la prima volta, possono ora godere dell’adattamento italiano edito J-pop.


Addio Nina: la morte dell’identità 


Cosa definisce ciò che siamo?
Nel caso di Nina, la risposta sembra inizialmente semplice: i legami.

Rimasta orfana in tenera età, cresce in povertà e senza ricordi nitidi dei genitori. Costruisce la propria quotidianità attorno a Saji e Korin, i suoi amici, gli unici a conoscere la sua esistenza e il segreto dei suoi occhi lapislazzuli, gli stessi attribuiti alla Dea delle stelle.
Quel dettaglio, così raro da renderla un bersaglio per i mercanti di schiavi, la costringe a vivere nascosta. Per questo si traveste da ragazzo e impara a muoversi nell’ombra, fino a interiorizzare quel ruolo al punto da farlo diventare parte di sé e a riferirsi a sé stessa al maschile.

Tutto cambia quando incontra il principe Azure.
Nina viene scelta per sostituire la defunta principessa Alisha, sfruttando proprio gli occhi che l’avevano condannata all’ombra fino a quel momento.
In pochi mesi, deve dimenticare ciò che era e fare propri una personalità e un mondo che non le sono mai appartenuti.

Nina The Starry Bride. Materiale concesso da J-POP

La perdita del passato

Col passare del tempo, si accorge che il suo passato perde consistenza. Quando si rende conto che non resta più nulla a ricordarle chi fosse, arriva a una conclusione netta: Nina non esiste più, perché nessuno può più chiamarla con quel nome.

Ora che è diventata la principessa Alisha e dovrà portare avanti per sempre questa recita, si fa strada in lei un timore profondo. Forse, con il tempo, dimenticherà lei stessa chi è stata Nina. D’altronde, sa meglio di chiunque cosa significhi vivere a lungo con una maschera addosso. Ed è proprio questa consapevolezza a scuoterla, alimentando la sua paura più profonda.

Nina si aggrappa ai legami e ai ricordi che la definiscono. In assenza di essi, ciò che le resta è il vuoto: si sente un guscio senza radici né appartenenza. Ma è proprio ciò che l’ha condotta in questo tumulto esistenziale a diventare il suo unico appiglio per non sprofondare: il principe Azure.


Due passati segreti, un nuovo legame 


Nina The Starry Bride. Materiale offerto da JPOP

Fin dal principio, il principe Azure appare come un giovane lucido e calcolatore. La sua reazione alla morte della principessa Alisha non lascia spazio al lutto: ciò che emerge è l’urgenza di trovare una sostituta.

Questo atteggiamento non riflette solo una cieca dedizione alla corona, ma rivela una consapevolezza più profonda: sopravvivere a corte, soprattutto nel ruolo di secondo principe, richiede sangue freddo, adattabilità e una certa dose di cinismo.
Azure incarna perfettamente questa logica. Ligio alle regole e all’etichetta, si muove con apparente distacco, ma è disposto a spingersi oltre ogni limite pur di garantire stabilità al regno. Anche quando questo significa sacrificare qualcun altro. Nina, in questo senso, non è che un mezzo.

Emerge però un elemento centrale: Azure nasconde un passato complesso, forse tragico, legato alla sua posizione all’interno della famiglia reale.
Non è destinato a ereditare il trono, che passerà al fratello minore Muhulum. Nel corso della storia, alcune accuse mettono inoltre in discussione la sua legittimità, arrivando a definirlo un possibile usurpatore. A questo si aggiunge il dubbio sollevato da un suo sottoposto: il fatto che Azure stia imponendo a Nina un destino che lui stesso sembra aver subito in passato.

Passato condiviso

Pur senza rivelare ancora i dettagli del suo passato, il suo comportamento lascia intuire una storia segnata da una forma di manipolazione all’interno della famiglia reale. Anche lui sembra aver subito una perdita d’dentità, elemento che rende il suo legame con Nina ancora più ambiguo e centrale.

Il passato condiviso tra Nina e Azure incrina la sua apparente imperturbabilità, aprendo una crepa nel distacco del principe. È proprio in quello spazio che Nina riesce a inserirsi, dando forma a un primo, tenero avvicinamento tra i due.

In un mondo che gli ha tolto tutto, persino il nome, il loro incontro assume un peso particolare. Azure diventa per Nina una figura capace di riaccendere il ricordo di ciò che era, mentre Nina rappresenta per lui una presenza che riporta alla luce le sue fragilità e il suo passato.


Uno stile elegante e senza tempo


Lo stile di Rikachi richiama lo shōjo e il josei dei primi anni duemila, con un’estetica che punta alla semplicità e all’eleganza. Insomma, pura nostalgia!

Gli occhi, elemento centrale del suo linguaggio visivo, sono estremamente espressivi e sono sfruttati con efficacia nei momenti di maggiore intensità emotiva.

Il tratto è pulito e delicato, con contorni morbidi che contribuiscono a creare tavole luminose e armoniose. La cura del dettaglio emerge nei costumi, nei gioielli e nelle acconciature, elementi apparentemente ispirati alla cultura medio-orientale e che arricchiscono l’estetica senza appesantire la pagina.

Anche la regia visiva segue le convenzioni dello shōjo. Viene dato grande spazio a sguardi, pause e silenzi che risultano particolarmente efficaci nei momenti di introspezione di Nina.

Il risultato è un’estetica coerente con il tono dell’opera, sospesa tra romanticismo e atmosfera fiabesca.

Nina The Starry Bride. Materiale offerto da JPOP
Nina The Starry Bride. Materiale offerto da JPOP

Nina The Starry Bride sul podio di Rikachi


Rispetto alla produzione di Rikachi, Nina The Starry Bride è da considerarsi la sua opera più ambiziosa e popolare. I suoi titoli precedenti, ancora tutti inediti in Italia, sono perlopiù ambientati in epoca Meiji o Shōwa (ad esempio Meiji Melancholia e Shōwa Fanfare). Perciò il passaggio al romantasy segna una svolta nel percorso artistico della sensei.

In Giappone, il manga è stato serializzato su Be Love e ha ottenuto un grande riconoscimento vincendo il 46º Kodansha Manga Award per la categoria shōjo. L’adattamento anime ha contribuito a rafforzarne la visibilità anche a livello internazionale, ampliandone il pubblico grazie alla distribuzione su  Crunchyroll, dove è disponibile la prima stagione.

Non possiamo ancora definirlo un fenomeno di massa, ma la serie continua a crescere in popolarità, sostenuta da una fanbase attiva e da un crescente interesse online.

Resta da chiedersi se riuscirà, col tempo, a imporsi come una vera icona del genere. Per ora, le premesse lasciate dal primo volume suggeriscono sviluppi promettenti… Che non vediamo l’ora di scoprire e gustare!

Fin da giovane, ho sviluppato competenze in ambiti creativi che spaziano dalla scrittura amatoriale al disegno tradizionale e digitale. Ho pubblicato diverse fan-fiction su Wattpad, dove ho anche collaborato come beta-reader, supportando autori amatoriali con feedback mirati per il miglioramento dei loro lavori; mi dedico altresì a illustrazioni e fan-art, prevalentemente ispirate al mondo dei fumetti e dei videogiochi, e che alle volte condivido anche sulla mia pagina IG.
La mia formazione e la mia esperienza personale mi portano a prediligere il fantasy e i manga, con una particolare inclinazione verso i generi boy’s love e dark fantasy. Tra le opere che hanno segnato il mio percorso, vorrei citare “Il poema del vento e degli alberi” di Keiko Takemiya, “Yarichin Bitch Club” di Tanaka Ogeretsu e “Black Butler” di Yana Toboso, oltre alla saga “Attraversaspecchi” di Dabos, “L’incolore Tazaki Tsukuro e i suoi anni di pellegrinaggio” di Murakami e “Colori Proibiti” di Mishima.

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