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Omoshiroi – Il mondo delle sale giochi Arcade giapponesi

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I videogiochi arcade hanno segnato un era nel panorama videoludico. Vediamo assieme la nascita di alcuni titoli che hanno fatto la storia.

Sebbene col termine “arcade” si possano indicare anche giochi che non facciano uso di monitor, è indubbio che la prima cosa che ci viene in mente siano i cabinati delle sale giochi. Questi ultimi iniziarono a diffondersi sul finire degli anni ’70 per poi esplodere di popolarità negli anni ’80. In particolare in Giappone divennero estremamente popolari, anche grazie alla nascita di aziende di settore (come SEGA e Nintendo) che posero le basi per quello che sarebbe diventato un mercato alquanto prolifico negli anni a venire. Ma andiamo con ordine.

La nascita dei videogiochi Arcade

Siamo a Sunnyvale, in California quando due ingenieri informatici, Nolan Bushnell e Ted Dabney, producono nel 1971 il loro videogioco chiamato Computer Space. Il videogioco era costruito all’interno di una struttura in truciolato e funzionava attraverso l’inserimento di una monetina. Si trattava a tutti gli effetti del primo cabinato prodotto in larga scala in quanto ne furono prodotti 1500 esemplari. Tuttavia Computer Space non riscontrò un grande successo, probabilmente a causa della sua difficoltà elevata. Bushnell e Dabney non persero però l’entusiasmo e l’anno seguente, il 1972, fondarono la società produttrice di videogiochi Syzygy, che cambiò ben presto il nome in Atari.

PONG

Locandina pubblicitaria del cabinato di PONG

Il primo grande successo di Atari fu il videogioco arcade PONG, del 1972, che come suggerisce il nome, simulava una partita di ping pong. A differenza di Computer Space, PONG ebbe un riscontro positivo dal pubblico, divenendo a tutti gli effetti il primo videogioco di successo anche a livello commerciale.

PONG

Schermata di gioco di PONG

I concorrenti di Atari non se ne stettero con le mani in mano ma seguirono l’ondata del successo di PONG per rilasciare nuovi videogiochi, di cui alcune copie . Questo, a sua volta, portò Atari a incoraggiare il suo staff ad andare oltre PONG e produrre giochi sempre più innovativi.

Era iniziata l’era dei videogiochi.

Space Invaders e il successo degli Arcade in Giappone

Dopo qualche anno dall’uscita di PONG il mercato dei videogiochi si stava consolidando non solo nel continente americano ma anche nel resto del mondo. E se è vero che il videogioco arcade nasce in America, è però in Giappone che si verificò, sul finire degli anni ’70, una vera e propria esplosione di popolarità. In quegli anni diverse aziende giapponesi stavano ampliando il proprio mercato anche nella produzione di videogiochi. Nel 1978 la Taito, un’azienda nata per vendere distributori automatici, fece uscire Space Invaders, sviluppato dal game designer Tomohiro Nishikado.

Space Invaders

Schermata di gioco di Space Invaders

Space Invaders simulava un invasione aliena ed è considerato uno dei capostipiti del genere sparatutto. Per la creazione del videogioco Nishikado si era ispirato ad alcuni cloni del videogioco Atari Breakout (1976), aggiungendo la componente sparatutto. In Breakout il giocatore deve abbattere un muro di mattoni posto nella parte superiore dello schermo colpendo con una racchetta orizzontale con una pallina che rimbalza su tutto lo schermo. All’epoca la Taito aveva la concessione per distribuire i titoli Atari in Giappone, ma per evitare controversie legali Nishikado decise di modificare i pixel, trasformando il muro di mattoni in alieni.

Breakout Atari

Per l’ambientazione il game designer aveva tratto spunto da una versione cinematografica del romanzo La Guerra dei Mondi che aveva visto da bambino, in particolar modo per il design degli alieni, rappresentati con sembianze di polpi, granchi e calamari.

Space invaders aliens

Tutte le tipologie di alieni presenti in Space Invaders

Space Invaders Cabinato

Ecco come appariva il cabinato si Space Inavders

Il gioco ebbe un successo mostruoso: ne furono venduti 360.000 cabinati in tutto il mondo, di cui 300.000 nel solo Giappone. In poco più di due anni Space Invaders aveva già generato incassi per oltre 1 miliardo di dollari. Secondo una leggenda metropolitana, a causa dell’enorme successo del gioco, in Giappone si sarebbe verificata una notevole carenza di monete da 100 Yen. Ovviamente si trattava di una bufala ma, anche se falsa, la notizia faceva ben intendere la portata del successo di Space Invaders.

Gli anni ’80 e l’età dell’Oro

La Taito non era l’unica azienda giapponese ad aver avuto successo nel campo dei videogiochi arcade. Nel 1980 la Namco faceva uscire quello che probabilmente è considerato uno dei videogiochi più famosi di sempre: Pac-Man. Ideato da Tōru Iwatani, Pac-Man portava una ventata d’aria fresca al panorama videoludico dell’epoca, composto principalmente da scenari di guerra e ambientazioni spaziali o fantascientifiche. Secondo la leggenda, l’idea di Pac-Man nacque nella mente di Iwatani quando questi uscì una sera a mangiare una pizza con degli amici. Staccando la prima fetta di pizza e vedendo ciò che rimaneva sul piatto, il game designer ebbe l’illuminazione per quello che sarebbe diventato l’iconico personaggio del videogioco.

Il successo di Pac-Man
Pac-Man

La schermata di gioco di Pac-Man

Come dichiarato dallo stesso Iwatani, uno degli obiettivi del gioco era quello di coinvolgere anche il pubblico femminile, che fino ad allora si era dimostrato poco attratto dal mondo arcade. I personaggi dei videogiochi dell’epoca erano infatti quasi tutti maschi e spesso ricalcavano i protagonisti del cinema muscolare che andava in voga in quel periodo. Era più facile per le ragazze identificarsi in Pac-Man, che si presentava come personaggio unisex (almeno fino all’uscita di Ms. Pac-Man). Inoltre lo sferico personaggio giallo suscitava più simpatia rispetto ad altri personaggi videoludici. 

Il successo di Pac-Man fu tale che diverse aziende iniziarono a commercializzare prodotti ad esso ispirati, come capi d’abbigliamento, peluche, adesivi, zaini, tazze, ecc… Era la prima volta che un personaggio dei videogiochi aveva successo al di fuori dell’ambito videoludico. In particolare questa ondata di successo di Pac-Man prese il nome di “pac-mania“.

Donkey Kong e Mario Bros.
Donkey Kong

La schermata di gioco di Donkey Kong, dove compare quello che sarebbe divantato in seguito Super Mario

Trascinati dall’ondata di successo di Pac-Man , tantissimi altri videogiochi di successo iniziavano a nascere in quel periodo in Giappone. Nel 1981 usciva nelle sale giochi giapponesi Donkey Kong, sviluppato e prodotto dalla Nintendo. Il videogioco, ispirato alla scena finale di King Kong (da cui attinge anche per il nome) fu ideato da un designer alle prime armi, Shigeru Miyamoto, il quale però riuscì a creare due fra i personaggi più rappresentativi del mondo videoludico, Mario e Donkey Kong.

Donkey Kong

Locandina pubblicitaria di Donkey Kong in cui vengono presentati il gioco e i personaggi

In Donkey Kong infatti il giocatore si trova a vestire i panni del carpentiere Jumpman mentre cerca di salvare la fidanzata Pauline dal gorilla Donkey Kong, salendo i piani di un palazzo in costruzione e cercando di evitare gli oggetti che il gorilla gli lancia addosso. Jumpman non è altro che una primissima versione di quello che sarebbe diventato in seguito Super Mario. Il personaggio comparirà anche in altri titoli Nintendo ma già in Donkey Kong presentava i suoi tratti caratteristici, come la salopette, i guanti, il cappello e ovviamente gli iconici baffi.

Mario Bros.

Cabinato di Mario Bros. in cui possiamo notare le due postazioni per il multiplayer

Fu solo a partire dal titolo Mario Bros. del 1983, che il nome cambiò ufficialmente da Jumpman a Mario. Il titolo introduceva il personaggio (giocabile) di Luigi, fratello di Mario, e una serie di nemici iconici, come le tartarughe Koopa, oltre che alla modalità multiplayer cooperativa. Inoltre Mario diventava ufficialmente un idraulico e non più un carpentiere come in Donkey Kong.

Mario Bros.

Schermata di gioco di Mario Bros.

I Game Center Giapponesi

Anche grazie ai titoli sopra citati e molti altri, gli anni ’80 sono stati il periodo di massima fioritura per i videogiochi arcade, sia in Giappone che nel resto del mondo. Dai primi anni 2000 però le sale giochi hanno iniziato a subire un graduale decadimento, dovuto probabilmente alla comparsa di console casalinghe, che portavano i videogiochi direttamente in casa e permettevano di risparmiare un bel po’ di monetine. In Giappone però questi locali hanno resistito e continuato ad evolversi nel tempo, rimanendo ancor oggi la meta preferita di molti giovani giapponesi. Ma per quale motivo e cosa possiamo trovare all’ interno di questi game center giapponesi?

Game Center

Cabinati all’interno di un Game Center. Tra i titoli possiamo notare Street Fighter II

Diversi game center puntano molto sulla creazione di veri e propri gruppi di appassionati, organizzando mensilmente tornei ed eventi appositi, in particolare per titoli picchiaduro come Street Fighter o Tekken. In questo modo i giocatori più hardcore possono dar sfoggio delle loro abilità e incontrarsi con persone che condividono le loro passioni.

Oltre ai classici videogame arcade vanno molto in voga i cabinati sparatutto e simulatori di guida, quelli che per intenderci utilizzano come controller fucili e pistole finte o volanti di auto e moto. In realtà questo tipo di cabinati esistono anche da noi ma in Giappone hanno raggiunto un livello di accuratezza tale da rasentare la perfezione, regalando un’esperienza impossibile da replicare altrove.

I più gettonati rimangono però i giochi musicali, che si dividono in più categorie: i rhythm games, composti da enormi tamburi Taiko da picchiare con cadenza regolare al ritmo della musica; gli schermi touch di MaiMai Deluxe, dove bisogna interagire in un mondo di luci e suoni attraverso uno schermo circolare; oppure i più classici Guitar Hero e affini che permettono anche a più giocatori di simulare una rock band con tanto di chitarre e batteria.

Taiko no Tatsujin

Taiko no Tatsujin, il videogame che simula i tradizionali tamburi Taiko

Se vi trovate in un game center in Giappone potreste imbattervi in una gara di Dance Dance Revolution, prodotto dalla Konami nel 1998. Arrivato anche da noi in Italia, il gioco è ancora molto popolare nel Paese del Sol Levante. Nelle gare, oltre al punteggio, viene valutata anche la coreografia del giocatore.

Non solo videogiochi

I videogiochi non sono le uniche forme di intrattenimento che potete trovare all’interno delle sale giochi giapponesi. Quasi tutti gli ingressi dei game center nipponici sono riempiti di distributori Gashapon di vario genere. Se non sapete di cosa si tratta ne abbiamo fatto un’apposito approfondimento che trovate qui.

Ad accompagnare i distributori Gashapon spesso troviamo gli UFO Catchers (o Claw Machines), dove è possibile vincere pupazzi ed action figures dei più noti personaggi anime. A differenza di quelli italiani, gli UFO Catchers giapponesi sono quasi sempre dotati di due soli artigli. Se però si sbaglia la mossa è possibile chiedere allo staff di aprire la macchinetta e riposizionare l’oggetto al punto di partenza. Vincere un premio è considerato un buon modo per far colpo su qualcuno e non è raro vedere delle coppie al loro primo appuntamento alle prese con questi giochi.

Gashapon

Distributori Gashapon all’interno di un Game Center. Al centro un cabinato con Super Mario Bros.

Uno dei passatempi che non può mancare nelle sale giochi giapponesi sono le Purikura. Si tratta di cabine per fototessere utilizzate principalmente da giovani ragazze, che permettono di modificare le foto con filtri, scritte e la possibilità di modificare lo sfondo.

Pachinko e gioco d’azzardo

Una questione a parte riguarda il Pachinko, ovvero l’unica forma di gioco d’azzardo legale presente in Giappone, assieme ai gratta e vinci. Il gioco consiste nell’inserire una sfera metallica all’interno di un campo da gioco simile ad un flipper verticale, in cui sono apposti pioli e ostacoli. Se la sfera raggiunge determinati fori sul campo si possono vincere altre sfere da poter riutilizzare o convertire in premi, altrimenti è persa.

Pachinko

Esempio di una sala Pachinko

Il Pachinko, ideato sul finire della seconda guerra mondiale nella città di Nagoya, si è ben presto diffuso in tutto il Giappone. Come per le slot machine, viene giocato in sale apposite (dove è consentito fumare e consumare alcolici) che spesso sono gestite dalla Yakuza. Purtroppo per molti giapponesi il Pachinko rappresenta una vera e propria dipendenza, in quanto unica valvola di sfogo dallo stress dovuto dal lavoro e da una società a volte troppo rigida.

Se vi trovate in Giappone e non sapete come smaltire le monetine da 100 yen, entrare un un game center potrà regalarvi un’esperienza peculiare e diversa dal solito, ma magari evitate il Pachinko.

Un anime sui videogiochi arcade

Concludo consigliandovi l’anime Hi Score Girl che, tratto dall’omonimo manga di Rensuke Oshikiri, segue le vicende di Haruo Yaguchi, studente, nel 1991, all’ultimo anno di elementari. Haruo ha un unica passione: quella dei videogiochi. Un giorno però viene sfidato e sconfitto a Street Fighter II nella sua sala giochi da Akira Ōno, sua compagna di classe. Da quel giorno tra i due nasce un legame di rivalità/amicizia che si svilupperà nel corso dell’opera.

Hi Score Girl

Locandina di Hi Score Girl

Hi Score Girl non solo ripercorre l’uscita dei più grandi titoli videoludici dell’epoca, ma mostra anche il mondo delle sale giochi giapponesi negli anni ’90. L’anime si è concluso nel 2019 con la seconda stagione e potete trovare tutte le puntate su Netflix.

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