Alla regia troviamo Yuuki Igarashi (Star Wars: Visions, prima ending di Jujutsu Kaisen), per lui si tratta del debutto alla regia di un lungometraggio, realizzato nel suo nuovo studio OUTLINE. Il regista non ha nascosto il rispetto che nutre nei confronti del materiale di partenza e, oltre a rendere omaggio a Tezuka, ha citato l’influenza della Takarazuka Revue, compagnia teatrale tutta al femminile che ha ispirato l’opera originale. Il risultato, stando alle sue dichiarazioni, dovrebbe essere un intrattenimento classico, ma con energia moderna, capace di coinvolgere anche il pubblico odierno.
Dietro le quinte, il resto dello staff vede il character design di Kei Mochizuki, la progettazione dei personaggi di Mai Yoneyama, l’adattamento di Issei Arakaki e la direzione artistica di Cédric Hérole.
La storia di The Ribbon Hero parte con un piccolo incidente divino. Un angelo, infatti, combina un pasticcio e una principessa neonata nel regno di Silverland si ritrova con due cuori, uno maschile e uno femminile. Dato che le leggi del reame permettono solo ad un erede maschio di salire al trono, questo disguido viene sfruttato per far crescere la piccola come un principe. Nasce così Sapphire, una figura sospesa tra identità e ruolo, costretta a vivere una doppia vita mentre cerca di tenere nascosto il proprio segreto.
Ovviamente non manca chi è pronto ad approfittarne, come il Duca Duralumin, ambizioso, poco raccomandabile e più che felice di mettere le mani sulla corona. Travestimenti, intrighi di corte e riflessioni sull’identità, temi sorprendentemente moderni considerata l’età dell’opera (1958), mantengono intatto il fascino della storia originale. Parliamo, infatti, di uno dei titoli che hanno contribuito a definire gli shojo manga per come li conosciamo oggi.