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Resident Evil 4 – Recensione del nuovo incubo targato Capcom

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Capcom torna ancora a farci paura, dopo il successo dei precedenti remake di Resident Evil 2 e Resident Evil 3. Un nuovo, scintillante ritorno nella Spagna misteriosa e cruenta di Resident Evil 4. La casa di sviluppo nipponica sarà riuscita nell’operazione di svecchiamento del classico che nel 2005 inventò il genere degli sparatutto in terza persona? 

Le aspettative per questa nuova versione di Resident Evil 4 erano già alle stelle, trattandosi del capitolo più discusso nel corso degli anni. Dopo l’uscita della Chainsaw Demo, qualche settimana prima del lancio, non hanno fatto che aumentare.

Il capolavoro originale di Capcom era infatti stato in grado di rivoluzionare un franchise, che andava impantanandosi in una struttura non più sostenibile nel mercato videoludico dell’epoca. Allo stesso tempo ha creato un vero e proprio genere, di grande ispirazione per il mercato occidentale, riscuotendo un successo di pubblico indiscutibile con pietre miliari come Gears of War (2006) e la saga di Uncharted (2007). Vediamo insieme se il colosso giapponese è stato in grado anche questa volta di farci provare le stesse sensazioni di terrore, azione e adrenalina dell’originale 18 anni fa.


Il culmine di una rinascita


Fu proprio l’originale Resident Evil 4 nel 2005 a creare un precedente insuperabile per la saga. Come fare meglio di ciò che critica e pubblico avevano ritenuto uno dei migliori giochi di sempre?

Con il suo quarto capitolo, Capcom provò a sviluppare le idee che avevano funzionato di più nell’originale e nei suoi due sequel immediati, ma con scarso successo. Resident Evil continuava a vendere tantissimo, ma la direzione che la serie aveva preso stava allontanando la fanbase e stava chiaramente perdendo una direzione, con il momento più difficile toccato con Resident Evil 6 nel 2012.

Dopo una pausa durata ben 5 anni, il capitolo successivo della saga tornò alle origini, mantenendo sì l’azione che aveva contraddistinto gli ultimi capitoli, ma con una struttura più vicina al survival horror. Un genere che Capcom aveva creato con il primo capitolo e che aveva successivamente abbandonato per dedicarsi di più all’action e conquistare una fetta di mercato che era ormai monopolizzata dai military shooter come Call of Duty e Battlefield.

Nel 2019 poi, l’azienda ci aveva introdotto alla sua idea di remake con il fortunatissimo Resident Evil 2, che fu in grado di adattare l’originale del 1998 ad una struttura di gameplay e di progressione più vicina alla sensibilità del giocatore odierno.


Il ritorno del villaggio, due volte


Dopo un remake del terzo capitolo che non ha soddisfatto tutti i fan, la saga è tornata sulla bocca di tutti con Resident Evil Village, che nel 2021 ha confermato l’ottima direzione che la serie aveva preso con il settimo capitolo e i due remake.

Citare brevemente questo percorso è importante se si vuole affrontare Resident Evil 4 nel migliore dei modi. L’originale quarto capitolo è infatti un’importantissima fonte di ispirazione per Village, che ne omaggia l’introduzione riproponendola ai giocatori, quasi a voler urlare: “Siamo tornati, e possiamo ancora sorprendervi come prima“. Anche nel titolo e nell’ambientazione infatti, Resident Evil Village riprende l’idea del piccolo villaggio europeo nascosto agli occhi del mondo, al contrario della Raccoon City del secondo e terzo capitolo.

Leon approccia il villaggio in tutta la sua macabra atmosfera.

È proprio da qui che parte il nuovo capitolo di Resident Evil, che finalmente fa rinascere tutti quegli elementi di atmosfera e gameplay che hanno caratterizzato i suoi sequel, portando il giocatore alla scoperta (o riscoperta) del macabro villaggio spagnolo. Qui Leon S. Kennedy si trova a dover cercare la figlia del presidente degli Stati Uniti d’America, facendosi strada tra culti, enormi corporazioni e spionaggio internazionale, permettendo al giocatore di “vivere l’incubo”, come piace definirlo a Capcom.


Tra actionhorror, un B-movie d’azione interattivo


Nonostante questo Resident Evil 4 sia un progetto completamente nuovo è pur sempre un remake, che vuole raccontare la storia di Leon con una prospettiva diversa e più fresca dell’originale.

Nell’analizzare il gameplay e la struttura, è importante fare alcune comparazioni con il gioco del 2005. Senza però considerare eventuali differenze come limitazioni: Capcom si propone di creare un prodotto che possa essere appetibile anche a quei giocatori che nel 2005 non hanno avuto la fortuna di giocare l’originale.

Trovate qualcuno che vi guardi come Leon guarda i suoi coltelli.


Piccoli cambiamenti che fanno la differenza


La prima sostanziale differenza che salta all’occhio è il fatto di potersi muovere mentre si prende la mira (nell’originale sparare voleva dire rimanere fermi sul posto, vulnerabili a eventuali attacchi nemici), rendendo lo shooting più attivo e agile. Per bilanciare una maggiore mobilità del protagonista, gli sviluppatori hanno deciso di aumentare il numero dei nemici e di renderli più veloci e aggressivi.

È facile quindi, soprattutto nei primi momenti di gioco, ritrovarsi accerchiati e sopraffatti dai ganados (sostanzialmente zombie a controllo remoto). È altrettanto semplice, però, imparare a conoscere tutti i nuovi strumenti che Leon ha a disposizione. Il primo e il più sorprendente tra questi è il coltello, un elemento classico della serie, che qui torna con la possibilità di effettuare parry agli attacchi nemici, una feature sicuramente ereditata dal successo dei giochi Fromsoftware.

Navigare tra i nemici a colpi di pistola, usando il fidato coltello di Leon per farsi strada tra di essi, è una sensazione che i titoli più recenti non erano ancora riusciti ad ottenere e che trasforma completamente lo scenario. Se nell’originale e nei titoli precedenti la tensione era ottenuta attraverso un sapiente uso della suspence e di elementi più caratteristici del genere horror, qui la tensione è mantenuta costante dalla sola forza dei nemici.

Se nell’originale si creava il brivido  facendo fermare il giocatore per prendere la mira, lasciando il giocatore indifeso, ora gli si danno tutti gli strumenti necessari per sopravvivere, ed è proprio nel sapiente uso di questi strumenti che si mantiene alta la tensione degli scontri.

Cose di cui non sapevate di aver bisogno: difendersi da una motosega con un coltello.

Ovviamente anche le potenzialità del coltello come strumento difensivo sono state tenute in conto dagli sviluppatori, che l’hanno reso un oggetto consumabile al pari delle classiche erbe o dei kit di pronto soccorso. Anche gli strumenti tornano in questo capitolo, uniti ad un nuovo sistema di crafting, rinnovato e più completo rispetto a quello visto in Village.

Allo stesso modo sono stati reinseriti i tesori, che vanno cercati nel mondo di gioco e possono essere venduti al mercante per acquistare upgrade e nuove armi per ampliare il nostro arsenale. Ancora, il poligono di tiro, meccanica che permette di affinare le proprie capacità e di distrarsi per qualche momento dall’oscurità dell’ambientazione.


Il RE Engine colpisce ancora


Il motore grafico creato da Capcom per il lancio di Resident Evil 7 non ha mai smesso di stupire nel corso degli anni. Tutti i giochi del publisher dal 2017 infatti, ad eccezione di Monster Hunter World, hanno utilizzato con grande successo il RE Engine. Creato appositamente per un gioco horror e poi adattato in seguito anche ad altri generi, questo motore di gioco è campione nella rappresentazione di ambientazioni buie, sporche e spaventose.

Nella versione che abbiamo testato su Xbox Series X il gioco è sempre fluido e uno spettacolo per gli occhi. Se è vero che la qualità grafica di un titolo non è una componente centrale per molti videogiocatori, rimane innegabile l’ottimo lavoro svolto soprattutto dagli artisti del team di sviluppo. A loro va il merito di essere riusciti a ricreare le ambientazioni dell’originale mantenendone l’atmosfera invariata e, anzi, amplificandola con successo.

Alcuni scorci fanno quasi venire voglia di visitarlo, questo allegro paesino.

Da notare anche la fantastica direzione artistica dei personaggi, con animazioni facciali e un motion capture degni dei migliori film in CGI. I volti e le animazioni così fluidi ed espressivi contribuiscono moltissimo all’immersione del giocatore, rendendo lo shooting più interessante visivamente e anche, sicuramente, più intuitivo a livello di gameplay.

Davvero curate poi anche le cutscene, caratterizzate da inquadrature sempre dinamiche e ben in grado di mettere in risalto i momenti d’azione più importanti e al contempo di mostrare tutta l’espressività dei personaggi nei momenti più introspettivi dell’avventura.

Senza dubbio un’operazione ben riuscita quella di Capcom, che si è posta la non facile impresa di riportare tra le nostre mani un gioco così di successo. Rimaniamo curiosi di vedere dove ci porteranno i prossimi capitoli e soprattutto se toccheranno le stesse vette degli ultimi giochi rilasciati dal colosso nipponico, magari spingendosi ancora più in alto. Una rinascita di successo, insomma,  quella di Resident Evil, che non sembra intenzionata a fermarsi qui.


“Grazie Leon, ma la principessa è in un altro castello”


Chiara dimostrazione della voglia di novità che Capcom dimostra in questi nuovi remake è il ruolo di Ashley, che nell’originale era il classico pretesto, centrale nei videogiochi fin dai tempi di Super Mario Bros e The Legend of Zelda, della principessa che l’eroe deve salvare e che mette così in moto l’azione del gioco. In questo Resident Evil 4 si è cercato infatti di dare più risalto alla figura della coprotagonista, che ora attraversa una sorta di crescita durante le varie fasi dell’azione.

Restano però alcune criticità nella rappresentazione dei personaggi femminili che, seppure acquistino spessore narrativo, rimangono relegati a ruoli secondari. La loro crescita resta inoltre strumentalizzata a renderle figure più appetibili per il giocatore non possedendo comunque una grande indipendenza nei fili del racconto.

Anche le interazioni tra LeonAshley sono state modificate per riflettere il ruolo più attivo di quest’ultima all’interno dell’universo narrativo del gioco. Nell’originale il giocatore doveva sostanzialmente prendersi cura di Ashley, che non era in grado di badare a sé stessa (vuoi per scelte di sviluppo o per limitazioni tecnologiche dell’IA).

In questo nuovo capitolo le sezioni in cui i due personaggi si trovano a dover collaborare sono invece più interessanti. Il giocatore può ora comunicare ad Ashley di tenersi vicina a Leon o di mantenere una certa distanza, così da dare al protagonista più spazio per farsi strada tra nemici ora più agili e veloci.

Nel nuovo Resident Evil 4 vedrete tutta la rabbia che Ashley si è tenuta dentro per 18 anni.


Momenti di (leggera) introspezione


I cambiamenti citati poco sopra si riflettono in tutti i personaggi e più in generale nella struttura narrativa dell’intera opera. Il personaggio di Leon, che nell’originale era sostanzialmente il protagonista di un film d’azione a basso budget, in questa nuova avventura sembra acquisire più spessore.

Il poliziotto al suo primo giorno di lavoro che avevamo visto 4 anni fa è ora un agente segreto dalle grandi capacità. Resta comunque un personaggio caratterizzato da una certa insicurezza, dovuta ai traumi subiti nel corso dei Resident Evil precedenti. Anche il suo rapporto con Ada Wong è cambiato, e in generale si ha l’impressione che si voglia mantenere un registro narrativo più serio e meno sopra le righe.

Sia chiaro, stiamo comunque parlando di una storia di zombie, complotti internazionali e persone che si difendono da sole contro centinaia di pericoli. Sicuramente Capcom ha cercato di espandere i personaggi in vista, forse, di quella che potrebbe essere una timeline alternativa (cioè nuovi remake). Questi potrebbero collegare più accuratamente la saga originale ai giochi più recenti, quelli usciti dopo Resident Evil 7.

In questi ultimi capitoli della saga gli sviluppatori vogliono forse portare i giocatori a rendersi conto che l’evil del titolo non si riferisca ai poveri abitanti di questo villaggio, agli zombie di Raccoon City o ai nemici che si incontrano durante il gioco.

La vera cattiveria sta nelle persone che scelgono di sfruttare il loro potere per giungere a fini spregevoli, noncuranti dei mezzi che usano per soddisfare la propria sete di potere.


Alcune criticità e un breve sguardo al futuro


In tutta questa recensione abbiamo tessuto le lodi del gioco in ogni sua componente, dal gameplay alla componente tecnica alla sua progressione sopra le righe. È importante però segnalare un aspetto su cui speriamo gli sviluppatori possano lavorare nella produzione dei prossimi capitoli.

Nonostante il netto miglioramento della figura di Ashley in questo remake, rimangono comunque alcune perplessità sulla validità del suo personaggio. È chiaro che agli sviluppatori interessi ancora rappresentare una ragazza che deve soprattutto attirare giocatori e diventare quindi la “ragazza immagine” del gioco. Tutto questo ridimensiona il peso della coprotagonista nello svolgimento della trama, vanificando gli sforzi fatti per darle più spessore.

Forse abbiamo letto troppo tra le righe di quello che è, in sostanza, un film action. È anche vero però che non esiste alcuna storia senza un qualche tipo di morale. Forse gli sceneggiatori di casa Capcom vogliono portare la saga in una direzione nuova e più critica? Lasciamo che siano i titoli della prossima serie a confermarlo.

Il remake di Resident Evil 4 rimane comunque un’operazione ben riuscita, che si è posta la non facile impresa di riportare tra le nostre mani un gioco così di successo. Rimaniamo curiosi di vedere dove ci porteranno i prossimi capitoli e, soprattutto, se toccheranno le stesse vette degli ultimi giochi rilasciati dal colosso nipponico, magari spingendosi ancora più in alto. Una rinascita di successo, insomma, che non sembra intenzionata a fermarsi qui.

#INBREVE
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Resident Evil 4 riporta l'incubo originale sui nostri schermi

L’ultima fatica di Capcom sorprende per la raffinatezza del gameplay, il suo comparto tecnico e artistico e per le sue idee innovative per il genere, implementando elementi resi popolari da altri franchise negli ultimi decenni. Un gioco consigliato a tutti gli amanti degli action con una componente horror, sicuramente meno presente che in altri capitoli recenti. Un vero e proprio action movie in cui i giocatori possono calarsi e divertirsi senza troppe frustrazioni per una ventina di ore.

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