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Solo Leveling, la recensione: il coraggio del debole

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Solo Leveling

Un dungeon misterioso, un tempio abominevole e un protagonista eccezionale: ecco la recensione di Solo Leveling, il manhwa di cui tutti stanno aspettando l’anime!

Solo Leveling è sicuramente uno dei webcomics che hanno avuto più successo negli ultimi anni. L’opera è l’adattamento manhwa della serie di light novel omonima scritta e illustrata da Chugong, conosciuto anche per Paewangeul Boatda (Ho visto un overlord), pubblicata a partire dal 2016 sulla piattaforma digitale KakaoPage.

Nel 2018, sulla medesima piattaforma, è stato pubblicato il webcomic grazie ai disegni di DUBU del Redice Studio, di cui purtroppo è stata comunicata la morte avvenuta il 23 luglio del 2022, qualche mese dopo la conclusione del progetto. In Italia, la pubblicazione è in mano alla casa editrice Star Comics a partire dal 21 aprile del 2021.

È stato inoltre annunciato un adattamento anime, con data di uscita prevista per l’inverno del 2024 e prodotto dalla A-1 Pictures, studio già noto per serie come 86 – Eighty-Six, Kaguya-sama: Love is War, Blue Exorcist e Sword Art Online. A proposito, ecco il cast ufficiale di Solo Leveling!


Al di là dei portali


La narrazione si svolge in un mondo alternativo, nelle vie di una Seoul indicativamente contemporanea e non così diversa dalla nostra. Tuttavia, dieci anni prima degli eventi narrati iniziarono ad apparire i Gate, portali che collegano il mondo umano ad altre dimensioni. Dopo la loro comparsa si verificarono di continuo eventi fuori dal comune e nacquero i “risvegliati”, ovvero persone ordinarie che improvvisamente ricevettero poteri permanenti: coloro tra questi che decisero di avventurarsi nei dungeon all’interno dei Gate vennero definiti “hunters”.

In base alle loro abilità, fu istituita una classificazione uguale per tutti i paesi, variando dal grado E (il più basso) al grado S (il più alto) e, applicando lo stesso parametro ai Gate a seconda della loro difficoltà, iniziarono ad essere inviate all’interno dei portali squadre di hunters adeguate. Lo scopo di questi “raid” è quello di sconfiggere i mostri al loro interno per poi uccidere il boss finale del dungeon perché, trascorsi sette giorni dalla sua apertura, il Gate si apre completamente e i mostri possono varcarlo causando indicibili catastrofi.

Nella società che fin da subito ci viene presentata, essere un hunter è dunque un vero e proprio lavoro, di certo uno dei più rischiosi al mondo ma anche tra i più redditizi: più il grado è alto, più un hunter si arricchisce. Con queste premesse, le spaccature all’interno della comunità non possono essere che inevitabili. In un mondo in cui, in linea di massima, la forza fisica costituisce uno dei principali modi per fare soldi, si viene giudicati essenzialmente in base alle caratteristiche esteriori.

Solo Leveling

A pensarci bene, questo modo di pensare può derivare da una rabbia repressa molto forte: con i disastri provocati dalle prime rotture dei dungeon, coloro che sono stati in grado di usare la forza ottenuta dopo il risveglio per sconfiggere i mostri sono inevitabilmente diventati dei salvatori da onorare ed emulare, mentre i risvegliati di basso grado non hanno contribuito in egual misura a proteggere l’umanità. Insomma, da dieci anni la legge del più forte vige minacciosa tra gli hunter e ognuno di loro cerca in tutti i modi di dare un senso al proprio risveglio e rendersi utile.

Questa società non può propriamente definirsi distopica, ma al lettore non può non saltare all’occhio l’incredibile somiglianza tra una qualsiasi fotografia di Seoul ed i disegni presenti fin dal primo volume. Se non venisse spiegata subito la disturbante situazione che affligge la popolazione, a primo impatto la città appare assolutamente normale. Si può dedurre che, prima della comparsa dei gate, il mondo di Solo Leveling fosse esattamente come il nostro. Questo dona un realismo agghiacciante all’opera che, accompagnando costantemente la narrazione, fa riflettere su quanto sia fragile la nostra quotidianità, donandole a sua volta un’importanza che normalmente viene data per scontata.

Rare volte i dungeon possono presentare una strana caratteristica: una volta esplorato completamente, gli hunters si trovano davanti ad un secondo dungeon. È proprio questo evento definito, “dungeon doppio”, a dare il via alla vera storia di Solo Leveling.


From Zero to Hero


La trama dell’opera ruota attorno al protagonista Jinwoo Sung, un ragazzo risvegliato di grado “E” che decide di intraprendere la carriera come hunter professionista subito dopo aver ricevuto il diploma delle scuole superiori, in modo da poter sostenere le spese mediche della madre malata, coperte dall’Associazione coreana Hunter. Vive in un modesto appartamento a Seoul insieme a sua sorella Jinah, la quale però, essendo ancora una liceale, non può contribuire al sostenimento della famiglia.

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Questa prima presentazione non fa certo pensare a un protagonista particolarmente rilevante. Gracile, timido e sicuramente sfortunato, non rappresenta altro che quel pezzo di comunità fatta da coloro che sono stati costretti a adattarsi al cambiamento, sforzandosi di omologarsi e fare qualche soldo, ma fondamentalmente ancora invisibili agli occhi di quelli che invece possono vantare grandi abilità. È l’esemplificazione perfetta delle spaccature di cui si è parlato prima, il che catapulta lo spettatore nella realtà del “più debole”.

La vita di Jinwoo Sung è però destinata a cambiare per sempre in ciò che viene chiamato “dungeon doppio”, dove un’esperienza estremamente traumatica all’interno del misterioso Tempio di Cartenon gli consente di acquisire l’incredibile abilità detta “System”. Grazie ad essa gli sarà possibile salire di livello, migliorando i propri poteri e aumentando la propria forza attraverso numerose e sempre più difficili missioni. Diventato il “Player”, si ritroverà così ad affrontare temibili avversari in modo da proteggere il proprio mondo dalle minacce provenienti dagli enigmatici portali.

Questa trasformazione non si esaurisce in sé stessa, ma diventa il vero e proprio filo conduttore dell’opera. L’immagine di un ragazzino indifeso ed emarginato che ricopre il ruolo di protagonista non è di certo un’idea all’insegna dell’originalità. Tuttavia, l’impatto dei primi capitoli è talmente forte che, per quanto Jinwoo cambi nel tempo, per il lettore sarà impossibile dimenticare quell’immagine. Questo rende i suoi miglioramenti ancora più apprezzati da parte del pubblico che, in parole povere, non può fare a meno di fare il tifo per lui.


La solitudine del protagonista assoluto


La cosa più affascinante di tutta l’opera è dunque, senza dubbio, il protagonista stesso: Jinwoo Sung. Viene presentato sin dall’inizio con il soprannome che gli viene ormai affibbiato dalla maggior parte degli hunter che hanno partecipato assieme a lui ad un raid e con cui lui stesso ormai si riconosce: “l’arma più debole dell’umanità”. Questo “titolo” di Jinwoo Sung deriva dal fatto che, nonostante i Gate che si ritrova ad affrontare siano tutti tecnicamente di bassa difficoltà, finisce sempre con il rimanere ferito, che sia una lieve lesione o un trauma talmente grave da costringerlo in un letto di ospedale.

La sua debolezza così evidente è però limitata appunto alla fisicità e alle abilità in combattimento. Dimostra infatti una grande forza d’animo: essendo un hunter di basso grado, Jinwoo Sung rischia la vita costantemente all’interno dei Gate per poter garantire a sé stesso e alla sua piccola famiglia lo stretto necessario per condure un’esistenza dignitosa. Si prende cura delle persone che ama in totale autonomia, sostenendo da solo le spese economiche necessarie per le cure della madre e per la vita quotidiana sia sua che della sorella.

Insomma, per essere un ragazzo a malapena maggiorenne gli si può riconoscere fin dalle prime pagine una grande maturità e anche un forte senso del dovere. Sono proprio queste le caratteristiche personali che gli permetteranno di affrontare gli eventi all’interno del Tempio di Cartenon.

Questo tempio è il “doppio” del rarissimo dungeon che Jinwoo e i suoi compagni si trovano ad affrontare: dietro ad un imponente portone si apre un enorme salone pieno di statue gigantesche tutte diverse tra loro. Una di queste, la più grande, si trova seduta su un trono mentre un’altra, una tetra figura incappucciata con delle grandi ali, regge una tavoletta sulla quale è possibile leggere “i comandamenti del Tempio di Cartenon”.

Solo Leveling

Dando sfogo alla sua intelligenza, Jinwoo si dimostra l’unico del gruppo in grado di ragionare sotto pressione: mentre la maggior parte dei membri della squadra venivano trucidati dalle statue per aver violato i comandamenti, riesce a capire il funzionamento di quelle strane regole, guidando anche i suoi compagni alla salvezza grazie alle sue inaspettate capacità di leader. Tuttavia, per fare ciò è costretto a rimanere nel tempio, ed ecco che, proprio nel momento in cui sta per essere ucciso, è chiamato a scegliere se morire o diventare un “Player”. La scelta è sia obbligata che, ovviamente, scontata.

Questo luogo in cui il protagonista si ritrova nei primissimi capitoli dell’opera trasporta anche il lettore in una dimensione alternativa che non ha nulla a che vedere con il dungeon principale. È come se il tempio stesso spingesse Jinwoo Sung ad amplificare quelle che sono le sue capacità intrinseche, prima tra tutte la sua resilienza: che sia nella vita o nel Tempio di Cartenon, non si arrende mai nemmeno davanti a quello che può sembrare, in tutti i sensi, un inferno.

Per superare i momenti di difficoltà è disposto a qualsiasi cosa, che sia sottomettersi a delle assurde regole sovrannaturali o rischiare la vita in un mondo in cui essere un hunter è il modo migliore per arricchirsi. Si può pensare che sia proprio questo il motivo empirico per cui il Sistema gli riconosce il ruolo di “Player”.

Da questo momento impara, attraverso varie missioni, ad utilizzare al meglio le proprie abilità per prepararsi ad affrontare avversari sempre più forti, chiudere i Gate e proteggere l’umanità. Come dice il titolo dell’opera, Jinwoo Sung decide di intraprendere questo nuovo viaggio da solo, essendo l’unico in grado di usare il System e salire di livello.

La solitudine è una condizione da cui Jinwoo sembra non potersi liberare: che sia in famiglia o all’interno dei dungeon, la sua esistenza è sempre stata dettata da situazioni che si è ritrovato ad affrontare da solo, o quantomeno senza alcun sostegno degno di nota. La sua esperienza lo ha portato a credere di poter fare tutto da solo, oppure semplicemente ha paura di chiedere aiuto? Probabilmente, essendo così abituato ad essere una figura solitaria che vaga per le strade di Seoul, non ha mai realmente sentito la necessità di avere qualcuno accanto. Infatti, se prima degli eventi avvenuti nel tempio era considerabile un emarginato, una volta ottenuta l’abilità del System e di conseguenza un’incredibile forza ha comunque difficoltà ad aprirsi e legare con molte delle persone che incontra. Questo non è sinonimo di anaffettività, ma piuttosto sta ad indicare un attaccamento alla sua individualità, ovvero l’unica cosa su cui abbia mai potuto realmente contare.

La sua crescita consiste certamente in un incremento della forza fisica ma è soprattutto una vera e propria trasformazione interiore: passare in pochissimo tempo dall’essere “l’arma più debole dell’umanità” ad avere un’abilità segreta che potrebbe consentirgli di diventare invece uno degli uomini più forti sulla faccia della terra è sicuramente una situazione che lo costringe a cambiare radicalmente la sua percezione del mondo e di sé stesso.

Solo Leveling

Il lettore segue l’opera dal punto di vista di Jinwoo, conosce i suoi segreti e le sue caratteristiche individuali, tutte informazioni che non fanno altro che esaltare ancora di più la sua figura all’interno di una narrazione ricca di personaggi secondari. Ogni avversario, alleato o anche amico che incrocia durante il suo cammino è funzionale alla sua crescita personale, accentuando sia i suoi pregi che i suoi difetti, dando una forma precisa a quello che si può definire un protagonista assoluto.

Nell’attesa dell’adattamento animato, non perdetevi il trailer di Solo Leveling.

4

#INBREVE

Con battaglie imprevedibili, nuovi mondi da esplorare e colpi di scena mozzafiato, non c’è da stupirsi che Solo Leveling abbia conquistato il cuore di moltissime persone. I coinvolgenti disegni di DUBU hanno sicuramente giocato un ruolo importante per il successo dell’opera, regalandoci un emozionante adattamento della light novel di Chugong. Ogni spettatore si sente parte integrante degli eventi e dunque ancora più invogliato a seguire i passi del protagonista. Con queste premesse, le aspettative per la serie animata non possono essere che alte e dunque non resta che aspettare il 2024 per rivivere appieno la storia di Solo Leveling!

Studentessa brianzola di 22 anni. Frequento Mediazione linguistica e culturale presso l'Università Statale di Milano. Da circa dieci anni coltivo una grande passione per il mondo animanga. Questo interesse con il tempo si è ampliato alla lingua e alla cultura asiatica, il che mi ha portato a scegliere come lingue di studio il cinese e il giapponese. Per circa sei mesi ho lavorato come commessa in una fumetteria. Inoltre, durante il quarto anno di liceo linguistico ho vissuto a Phoenix in Arizona per dieci mesi.

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