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Zen — Grogu and Dust Bunnies: Lo Studio Ghibli incontra Star Wars

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Zen - Grogu and The Dust Bunnies Recensione
Il corto anime con protagonista Grogu è approdato su Disney Plus il 12 Novembre, per celebrare il terzo anniversario di The Mandalorian.

Lo Studio Ghibli è da sempre caratterizzato da una ricerca del minimalismo estremo, soprattutto quando vuole raccontare storie profonde e dall’impatto emotivo notevole. Non è esente da questa poetica il nuovo corto animato Zen – Grogu and the Dust Bunnies, un corto anime disegnato a mano da Katsuya Kondo ambientato nel mondo di uno dei franchise più camaleontici e in grado di innovarsi nel corso dei decenni come Star Wars. Zen – Grogu and the Dust Bunnies segna la nascita della collaborazione tra lo storico studio giapponese che ha dato vita a capolavori entrati nell’immaginario collettivo alla stregua de La città incantata e Lucasfilm, da molto tempo alla ricerca di aprirsi una finestra sul mercato nipponico dell’animazione (dopo il tentativo di avvicinarsi agli appassionati anime tramite la serie antologica targata Disney+ Star Wars Visions). Nell’arco dei suoi brevi ma intensi tre minuti, il corto ci mostra Grogu che fluttua in uno stato meditativo su uno sfondo di carta Washi giapponese, mentre intorno a lui prendono vita i piccoli dust bunnies. In un susseguirsi unico di immagini dal forte impatto, l’intera mini-opera riesce a farci entrare in un magico mondo, che fa sentire a casa sia i fan di lunga data dello studio che ha accolto per decenni il maestro Hayao Miyazaki, che gli amanti di Guerre Stellari, da più di quarant’anni caposaldo della fantascienza cinematografica (e non solo).

Il corto che ha come protagonista il simpatico “Baby Yoda” presenta al suo interno un ricco simbolismo, fatto di citazioni a grandi lavori del passato dello Studio Ghibli e richiami e collegamenti alla tradizione giapponese. Oggi vedremo insieme tutto ciò che il primo anime dedicato a Grogu nasconde al suo interno, rendendolo un lavoro ancor più profondo e delicato di quanto già appaia.

 


L’essenza dello studio Ghibli in una galassia lontana lontana…


Grogu perplesso che guarda i dust bunnies

Co-protagonisti del corto insieme a Grogu sono dei piccoli mostriciattoli neri noti come dust bunnies. Essi nel linguaggio comune sono i “coniglietti di polvere” che si formano in casa sotto i mobili, ma in questo corto assumono un significato ben preciso. Questi, infatti, rappresentano i Susuwatari, degli spiriti di fuliggine che incontriamo in altri classici film Ghibli come Il mio vicino Totoro (1988) e La città Incantata (2001).

Risvegliatosi dalla trance nella quale si trovava, Grogu scappa dalle piccole creature e alla fine inciampa e cade. Quando si gira per guardarle, queste formano un pilastro ondeggiante e gli porgono un fiore rosa, un gesto dal forte valore simbolico. Lo hanakotoba, letteralmente“parole dei fiori”, infatti, rappresenta l’arte giapponese di comunicare un preciso messaggio al destinatario senza l’uso della parola, ma regalando appunto dei fiori. In questo specifico caso i Susuwatari donano a Grogu quello che a prima vista sembra un fiore di loto conosciuto anche come fiore di Padme, che simboleggia la purezza, la rinascita e la forza (e che, chiaramente, richiama alla memoria uno dei personaggi iconici della storia di Star Wars).

Baby Yoda che medita

Nell’ultima scena, Grogu si gira verso il pubblico e disegna nell’aria un simbolo ensō, che viene poi realizzato sullo schermo.

Tale simbolo, tratto dal buddismo zen (da cui il titolo), rappresenta un viaggio, l’armonia tra gli esseri viventi e l’illuminazione. In questo contesto, funziona meravigliosamente per Grogu, che in The Mandalorian e The Book Of Boba Fett, è impegnato nel suo viaggio di scoperta verso l’essere uno Jedi, un Mandaloriano, o entrambi, trovando ipoteticamente un perfetto equilibrio tra le sue diverse nature.

L’innocenza che Grogu e i Dust Bunnies emanano è rafforzata dalla musica di Ludwig Göransson. Göransson utilizza i temi di The Mandalorian, ma li riarrangia in modo da farli sembrare “infantili”, più innocenti e scanzonati. È una decisione che sembra naturale data la natura dell’opera – di certo più adatta a una colonna sonora leggera e dolce – ma, al tempo stesso, l’idea è brillante e funziona magnificamente.

Zen – Grogu and the dust Bunnies è un viaggio incantevole e meraviglioso e, nonostante la sua esigua durata, è in grado di raccontare molto sia del suo protagonista, che di chi ha deciso di scriverne questa breve storia.

Inoltre, questo corto conferma il profondo legame di Star Wars con la filosofia e la religione orientale, come dichiarato anche dal regista George Lucas che ha sempre ammesso di essersi ispirato alla figura del samurai per plasmare i suoi jedi. Si può solo sperare che la bella amicizia tra Lucasfilm e Studio Ghibli non finisca, e che anzi sia solo l’inizio di una prolifica collaborazione.

Di certo, noi saremmo molto contenti di vedere altre produzioni dei geniali creativi giapponesi in sinergia con un universo stratificato e pieno di storie da poter approfondire com’è Star Wars, e le possibilità sono pressoché infinite. Non resta che attendere, e sperare di poter tornare a viaggiare nello spazio molto presto.

I conigli di polvere regalano un fiore al protagonista

In chiusura, vi lasciamo ad alcuni nostri interessanti articoli, come la recensione della light novel Kamiyama-san cosa c’è nel sacchetto, e un approfondimento sulla biografia di Muichiro Tokito di Demon Slayer.

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