Manga Issho 3: intervista con gli autori Massimo Dall’Oglio e Adriano Barone

Manga ISSHO 3
Manga Issho 3: scopriamo insieme, in questa intervista, com’è nata Good Vibrations e chi sono i suoi autori!

Con Manga Issho, l’ambizioso progetto di Star Comics dedicato alla valorizzazione del manga d’autore europeo, si rinnova un’occasione preziosa per esplorare il talento e la versatilità degli autori italiani. In Manga Issho 3 trova spazio Good Vibrations, un racconto breve firmato dal duo creativo Hagane Ishi, pseudonimo che cela due figure ben note del panorama fumettistico: Massimo Dall’Oglio e Adriano Barone.

Due autori diversi per percorso e stile, ma profondamente affiatati quando si tratta di narrazione manga. La loro partecipazione a Manga Issho 3 non è soltanto un contributo artistico, ma anche un momento di riflessione sulla natura stessa del fumetto seriale e breve, sul linguaggio del manga, e sull’identità artistica in un contesto collettivo.

Attraverso questa doppia intervista, Dall’Oglio e Barone raccontano il dietro le quinte della loro opera, spiegando come le esperienze maturate nel fumetto italiano ed europeo si siano fuse con le influenze giapponesi per dare vita a un’opera concisa ma densa di significato. Non si tratta solo di tecnica: si parla di metodo, visione, sacrificio, e dell’equilibrio complesso tra creatività personale e rispetto per un contenitore editoriale.

MANGA ISSHO 3
Materiale stampa concesso dagli autori

La loro voce si alterna e si completa, mettendo in luce due prospettive che, pur partendo da esperienze differenti, si fondono in una sintonia rara. Questa intervista non si limita a documentare un lavoro editoriale, ma si configura come un contributo lucido e diretto al dibattito sull’identità del fumetto italiano contemporaneo, in dialogo aperto con il mondo del manga.


Iniziamo questa intervista con una domanda sui suoi autori: in che modo la vostra esperienza come disegnatori e autori ha influenzato lo stile visivo e narrativo di questo capitolo di Manga Issho?


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Materiale stampa concesso dagli autori

Massimo Dall’Oglio. La mia esperienza come autore e disegnatore ha inciso profondamente sulla struttura di Good Vibrations. Dopo tanti anni di lavoro e, soprattutto, grazie alla collaborazione in corso con il Giappone, ho acquisito una maggiore consapevolezza di quanto il manga sia un linguaggio estremamente evoluto: ogni vignetta deve comunicare un’emozione, un movimento o una pausa narrativa, senza dover necessariamente ricorrere al testo.

Nel caso di Manga Issho, dove a me e ad Adriano è stata chiesta una storia breve e autoconclusiva, è stato fondamentale individuare fin dall’inizio l’emozione portante del racconto e costruire tutto intorno a essa. Il mio disegno e la mia narrazione si sono adattati al bisogno di sintesi: linee nette, composizione chiara e immediata, e una costruzione visiva capace di guidare lo sguardo del lettore all’interno della pagina.

Adriano Barone. Diciamo che da parte mia l’approccio a Good Vibrations è stato diverso da quello che ho con opere in stile occidentale. Nel senso che ho fatto riferimento a quanto mi è stato insegnato da un editor quando io e Massimo ci siamo classificati per il Silent Manga Audition, e agli insegnamenti di Massimo che mi spiega quando può come funziona “davvero” fare un manga per il Giappone.

Quindi non partire da un personaggio con un conflitto e una storia con una domanda tematica che coincida col conflitto del protagonista (come si fa in Occidente), ma chiedersi quale fosse “la bugia” che caratterizzava il protagonista. Prima il protagonista, poi metterlo nell’ambiente giusto e farlo interagire col medesimo. Totalmente diverso da quando scrivo per qualcosa in stile occidentale.


Continuiamo con: è stato difficile lavorare su un one-shot inserito in un volume collettivo? Quali vincoli avete sentito o vi siete imposti durante la realizzazione?


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Materiale stampa concesso dagli autori – Copertina Manga ISSHO 3

Dall’Oglio. È stato impegnativo: dovevamo condensare tutto in 20 pagine — introduzione, sviluppo, svolta e chiusura. Individuare il ten (la svolta narrativa nella struttura giapponese) e posizionarlo nel punto giusto non è stato semplice. Ho sentito il vincolo delle pagine a disposizione, ma anche la necessità di mantenere una coerenza con lo spirito collettivo della rivista.

Ho cercato di non cedere alla tentazione di aggiungere elementi superflui, rappresentando solo ciò che era davvero necessario. Allo stesso tempo, mi sono imposto di non sacrificare la mia voce: ogni scelta stilistica è stata pensata per preservare la mia identità artistica pur rispettando il contesto editoriale in cui venivo ospitato.

Barone. L’unica difficoltà per me è stata creare una storia che fosse autoconclusiva, ma potesse anche essere un eventuale “pilot” per una serie in sole 20 pagine. I primi capitoli dei manga, ma anche i “one-shot pilota”, in Giappone, sono molto più lunghi.


Come avete gestito il ritmo e il tempo narrativo in un racconto breve?


Dall’Oglio. È stata una delle sfide più interessanti. Con Adriano abbiamo lavorato molto sulle vignette chiave, sui volta‑pagina e sui momenti di silenzio, ragionando su come la disposizione potesse influenzare la percezione del tempo. Alcuni istanti dovevano durare più a lungo nella mente del lettore, e per dilatare il tempo abbiamo usato ogni possibile espediente.

In altri momenti, invece, serviva un tempo zero, con passaggi rapidissimi da una vignetta all’altra. È stato un lavoro di equilibrio tra densità narrativa e respiro visivo: in un racconto breve, ogni vignetta ha un peso specifico determinante nella costruzione complessiva della storia.

Barone. A fatica. Ma Massimo è un maestro del komawari, aveva sempre le risposte ai miei dubbi.


Avete firmato questo progetto con lo pseudonimo Hagane Ishi: cosa rappresenta per voi quel nome e come si lega a questa storia?


Materiale stampa concesso dagli autori – Avatar di Hagane no Ishi

Dall’Oglio. Hagane (no) Ishi (‘volontà d’acciaio’) rappresenta perfettamente l’amore che Adriano e io nutriamo per i manga e la determinazione che ci accompagna nel nostro lavoro. Questo pseudonimo è nato quando Adriano mi convinse a partecipare al concorso Silent Manga della casa editrice giapponese Coamix.

Per me è stato l’inizio del cammino sulla via del manga in Giappone, quindi è facile immaginare quanto questo nome sia carico di emozioni e ricordi preziosi. Oggi Hagane è anche il nome che uso su Kraken Mare, la serie manga di fantascienza che sto pubblicando in Giappone per Kodansha (scritta da Guillaume Dorison e serializzata sulla rivista Monthly Afternoon). Quando Star Comics ci ha proposto un one‑shot per Manga Issho, ripresentarci come Hagane Ishi è stata la cosa più naturale del mondo.

Barone. Rappresenta un forte legame d’amicizia. Ispirandoci ad “Ashirogi Muto”, lo pseudonimo scelto da Moritaka e Akito, i protagonisti di Bakuman, un nome d’arte che non faceva capire se si parlasse di un autore solo o di una coppia di autori, quando abbiamo partecipato al Silent Manga Audition abbiamo scelto appunto di presentarci con uno pseudonimo e solo dopo rivelare che siamo in due. Hagane Ishi suona malamente tradotto come “volontà d’acciaio”, che ci sembrava riassumere bene la voglia di fare fumetto e farlo assieme, non solo come colleghi ma come amici fraterni.


Quale consiglio dareste a giovani autori che vogliono partecipare ad antologie collettive come Manga ISSHO, mantenendo una voce personale ma integrandosi nel progetto comune?


Dall’Oglio. Il consiglio principale è trovare un equilibrio tra disciplina tecnico‑narrativa e libertà creativa. In un’antologia collettiva è essenziale rispettare il contesto e le regole del progetto, ma senza mai sacrificare la propria personalità. Cercate di individuare gli elementi distintivi del vostro stile – nella scrittura e nel disegno – e portateli nel progetto in modo naturale, preservandone lo spirito. Non si tratta di competere con gli altri autori, ma di dialogare con loro offrendo la vostra visione personale del manga.

Barone. Semplicemente di ascoltare con massima attenzione le indicazioni che vengono date dagli editor sia online che nei vari incontri di valutazione dei progetti: il progetto comune di Manga Issho prevede proprio la varietà di voci e stili e quindi una volta capiti i parametri all’interno dei quali muoversi, mantenere la propria voce personale è la chiave.


Negli anni il vostro modo di disegnare e scrivere è cambiato molto: qual è stata la svolta più importante nel vostro percorso artistico?


Dall’Oglio. La svolta più importante è arrivata con il mio ingresso nel mercato giapponese del manga. Realizzare manga in Occidente per editori europei è una cosa; farlo in Giappone, per un pubblico giapponese, è un’altra. Per molto tempo ho creduto che conoscere e applicare le regole tecniche del linguaggio manga bastasse per essere un mangaka.

Ma mi sbagliavo: la tecnica da sola non basta. Essere un vero mangaka significa lavorare all’interno del contesto culturale in cui il manga è nato, come chi studia una lingua straniera e la apprende pienamente solo vivendola nel suo Paese d’origine. Questo non vuol dire che non si possano fare manga in Occidente, ma che per comprenderli davvero, l’esperienza di pubblicare e lavorare con case editrici giapponesi è fondamentale e imprescindibile.

Barone. Non riesco ad attribuire a un singolo avvenimento cambiamenti nel mio modo di scrivere. La scrittura, e in generale tutte le attività artistiche e sportive, sono incrementali: più le fai e più migliori. Devi praticare ogni giorno, e ogni giorno devi sforzarti di fare qualcosa di più o di fare meglio qualcosa: solo dopo molto tempo ti guarderai indietro e noterai delle differenze. Se devo rilevare una cosa di alcuni giovani autori e artisti, è che si “siedono” immediatamente su un certo stile e su certi manierismi, e il loro stile di scrittura o disegno resta congelato negli anni senza evolversi mai.


Quando non lavorate, cosa vi tiene ispirati? Avete rituali o abitudini creative per restare in contatto con la vostra parte artistica?


Manga ISSHO 3
Materiale stampa concesso dagli autori

Dall’Oglio. Kraken Mare mi impegna ogni giorno, senza pause. Sono costantemente immerso in ritmi di lavoro molto intensi, e per questo non ho davvero “tempi morti” per ritrovare la mia ispirazione: devo restare ispirato di continuo. Forse il mio rituale è proprio questo: non smettere mai di disegnare.

Barone. Da pochissimi anni lavoro come sceneggiatore full time. Non so quanto durerà, ma non esiste una parte artistica e “un’altra parte”. E anche quando avevo un day job, la “parte artistica” non si fermava mai. Non esiste l’ispirazione. Se racconti storie, ti vengono in mente in continuazione, è una forma mentis.

Non esiste né la mancanza di ispirazione né il blocco dello scrittore: uno scrittore che non scrive semplicemente non è uno scrittore. Bisogna scrivere perché è (anche) un lavoro e bisogna farlo indipendentemente dai nostri sentimenti nei confronti di quello che esce sulla pagina. A volte scrivi gasatissimo, ma rileggi e non ti sembra che quello che hai scritto sia granché. A volte scrivi poco convinto, rileggi e ti sembra molto meglio di come ti sembrava nel mentre.


Ogni autore attraversa momenti di blocco o stanchezza: come gestite la pressione del mestiere e la necessità di rinnovarvi a ogni progetto?


Dall’Oglio. Un blocco significherebbe non consegnare in tempo il capitolo del mese, e questo per un mangaka non è possibile. Il blocco o la stanchezza sono un lusso che non ci si può permettere: quando accadono, la serie si ferma. La stanchezza, in realtà, è sempre presente, ma va affrontata mantenendo alto l’entusiasmo, facendo attività fisica e curando l’alimentazione.

Barone. La stanchezza la recupero dormendo, e quando non sono pressato da scadenze e ho un po’ di tempo libero torno a fare la cosa più bella del mondo che è essere un LETTORE di fumetti. Blocchi, come ho detto, non ne ho: le scadenze multiple di più progetti in contemporanea non li consentono. Il “blocco” significa solo avere paura che quello che si scriverà (e che NON si scrive) non sia all’altezza delle aspettative di qualcuno (sé stessi, un editor, ipotetici lettori). Un professionista non ha davvero tempo da perdere con queste aspettative: un professionista consegna in tempo. “Good scripts on time”. Non c’è altro.


Il fumetto italiano e quello giapponese parlano linguaggi diversi. Dove vi sentite più “a casa” artisticamente?


Dall’Oglio. Mi sento più a casa quando lavoro alla mia serie in Giappone, anche se un pezzo del mio cuore rimane con Dragonero (Sergio Bonelli), che cerco di portare avanti con costanza. Lavorarci è quasi terapeutico: mi permette di “cambiare aria” e di staccare la mente dai ritmi giapponesi. Amo disegnare Dragonero, ma la mia mentalità grafico‑narrativa è ormai totalmente orientale. Fare fumetti occidentali, a parte Dragonero, è quasi un piccolo trauma, perché richiede di snaturarmi un po’.

Barone. Non avendo mai lavorato direttamente in Giappone, da parte mia posso solo dire che tento di scrivere dei fumetti che cercano di avvicinarsi più possibile al manga o a quello che potrebbe essere la mia parziale e limitata idea di cosa sia un manga (considerando anche che non parlo né leggo giapponese). Al contempo, alcune cose che ho imparato dai manga, come la centralità delle emozioni dei protagonisti, cerco di inserirle anche nei fumetti occidentali. Nella mia testa i confini sono molto sfumati di come potrebbe sembrare da una distinzione molto netta tra i due tipi di fumetto.


Guardando indietro, se poteste dare un consiglio al vostro “voi” del passato, quale sarebbe?


Materiale concesso dagli autori

Dall’Oglio. Direi a me stesso di non avere fretta e di accettare che ogni passo, anche piccolo o imperfetto, è importante. Ho imparato a godermi il percorso creativo, le prove e gli errori, senza ossessionarmi con il risultato immediato. La pazienza è stata la chiave della mia crescita come artista e autore. Quindi mi direi: “Stai calmo, spegni la pancia e accendi cuore e cervello”. In gioventù ho perso molte occasioni proprio a causa delle mie reazioni istintive.

Barone. Che diventare uno scrittore professionista che lavora giorno, sera, notte e weekend e non fa mai ferie può essere al contempo molto gratificante ma distruttivo per la salute mentale e fisica. Insomma, gli direi: “Attento a quello che desideri, perché potresti ottenerlo”.


Quali possibilità hanno oggi i mangaka italiani?


Dall’Oglio. In Occidente oggi è possibile realizzare manga, le condizioni ci sono. Purtroppo, però, è quasi impossibile viverne: chi ci riesce sono poche decine di autori, mentre gli altri devono integrare con collaborazioni collaterali – insegnamento, commission, lavori redazionali. I compensi sono spesso inadeguati e le tirature troppo basse per generare royalties, imprigionando gli autori in una produttività forzata e in una continua rincorsa ad acconti sempre più ridotti.

Barone. Non saprei. Nel senso: Manga Issho è un’occasione straordinaria per essere pubblicati non solo in Italia ma a livello europeo. Ma io mi considero uno sceneggiatore tout‑court, non solo di fumetti, quindi non mi concentro unicamente sul fare manga ma lo considero solo una parte della mia produzione.


Qual è la vostra opera a cui siete più affezionati?


Dall’Oglio. In genere, è sempre l’ultima a cui sto lavorando. Quindi, Kraken Mare.

Barone. La prossima che farò.


Quale opera altrui vi ha ispirato o vi ha spinto a entrare nel mondo del fumetto?


Dall’Oglio. Se faccio il mangaka, è assolutamente “colpa” di Yoshihisa Tagami. Il suo Grey, pubblicato da Granata Press, è stato il mio imprinting. Senza di lui, probabilmente oggi sarei un ingegnere!

Barone. Penso che la spinta “realistica” a spingermi di lavorare nel mondo del fumetto sia stata data dalle testate Bonelli, in particolare da Nathan Never. I primi “danni” che mi fecero pensare in maniera molto confusa che avrei potuto farlo come lavoro furono creati dalla quantità spropositata di anime giapponesi che ho visto alla TV italiana sin da quando avevo due anni.


Avete altri lavori in corso di cui potete parlarci?


Dall’Oglio. Sto ultimando uno Speciale Dragonero a colori, in uscita questa estate. È davvero impegnativo portare avanti Dragonero mentre continuo la serializzazione di Kraken Mare in Giappone, ma ci tengo molto e, in fondo, si vive una volta sola.

Barone. Se ci penso davvero, non posso parlare di nulla, è tutto sotto NDA. Posso dire che ho partecipato con Luca Blengino a Black, White and Gold, un’antologia dedicata al personaggio della Valiant X‑O Manowar che uscirà credo nel 2026. Vedere il mio nome al fianco di autori che a volte seguo dall’adolescenza come Pete Milligan, Ron Marz, Dan Abnett o maestri internazionali come Shintaro Kago mi ha fatto un’impressione stranissima. Ma è solo un piccolo passo.

C’è sempre questo strano distacco tra quello che viene pubblicato (e che quindi hai terminato, e che quindi ha “abbandonato” la tua testa e il tuo spazio mentale) e di cui devi parlare nelle intervista e quello a cui stai lavorando e che “uscirà”. Non so se usciranno altre mie storie su Manga Issho, ma l’esperienza di Good Vibrations per me è già “passata”, e mi farà molto strano essere a Lucca e ad altri eventi ad autografare e dedicare il numero della rivista in cui appare.


Manga Issho 3: siamo giunti alla fine dell’intervista


Manga ISSHO 3

Le parole di Massimo Dall’Oglio e Adriano Barone restituiscono un quadro onesto, appassionato e per nulla edulcorato della realtà editoriale vissuta da chi lavora nel fumetto oggi. L’esperienza con Good Vibrations e la partecipazione a Manga Issho 3 rappresentano per entrambi un’occasione di affermazione artistica, ma anche di ricerca e di sfida.

I limiti di spazio, i vincoli editoriali, la necessità di integrarsi in un progetto collettivo senza sacrificare la propria voce: tutto si trasforma in stimolo creativo e consapevolezza narrativa. Dalle loro risposte emerge quanto il mestiere del fumettista non sia solo esercizio tecnico, ma un percorso di disciplina e ascolto — dell’editor, del lettore, e soprattutto di sé stessi.

Hagane Ishi non è solo uno pseudonimo evocativo: è un manifesto di collaborazione, determinazione e amicizia, nato da una passione condivisa e alimentato da esperienze editoriali internazionali. L’alchimia tra Dall’Oglio e Barone si coglie nella chiarezza con cui affrontano i temi del mestiere: il ritmo narrativo, il peso del tempo, il confronto tra stili e mercati, la fatica quotidiana di restare ispirati. Senza retorica, ma con lucidità, raccontano il fumetto come mestiere e come vocazione.

Questa intervista, infine, si rivolge idealmente anche ai giovani autori. Tra le righe si leggono consigli preziosi, riflessioni sul futuro del manga europeo, e la consapevolezza che costruire storie è un atto di volontà. Metodo e pazienza. Manga Issho (in questo caso Manga Issho 3) diventa così non solo una vetrina, ma un laboratorio creativo, e Good Vibrations ne è una delle sue espressioni più sincere.

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