One Piece capitolo 1187: analisi e approfondimento

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One Piece capitolo 1187: il tuo appuntamento settimanale


Benvenuti nella rubrica settimanale di approfondimento su One Piece, in cui ogni settimana andiamo a fondo nei nuovi capitoli del manga, tra colpi di scena, teorie e dettagli che vi siete (forse) persi; si continua oggi proprio con il capitolo 1187 di One Piece, ma attenzione: da qui in avanti ci sono spoiler belli grossi.

L’analisi si basa sulle raw scans disponibili prima della pubblicazione ufficiale, che in italiano arriva con un certo ritardo attraverso i volumi cartacei o digitali pubblicati da Star Comics. Il capitolo ufficiale è, invece, disponibile ogni domenica in varie lingue, tra cui l’inglese, sul sito MANGA Plus.

In caso vi foste persi gli eventi cruciali del capitolo precedente, niente paura: trovate disponibile sul nostro sito l’approfondimento completo sul capitolo 1186 di One Piece, dove abbiamo analizzato gli avvenimenti principali.

Se non siete in pari con il manga, fate un passo indietro. Se lo siete, siete nel posto giusto.

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I Mugiwara in un’immagine tratta dall’anime di One Piece – © Eiichiro Oda / Toei Animation / Shueisha

Attenzione: l’articolo contiene spoiler per chi non fosse in pari con i capitoli del manga.


“La causa di tutto”


Il capitolo 1187 di One Piece, intitolato “La causa di tutto”, non è un capitolo di grandi rivelazioni, ma di preparazione. Eiichiro Oda dispone tutti i pezzi sulla scacchiera in vista delle battaglie decisive di Elbaf, ma nel farlo semina anche alcuni spunti molto interessanti.

Da una parte abbiamo finalmente il faccia a faccia tra Luffy e Imu, destinato a diventare lo scontro simbolo dell’intera saga. Dall’altra, però, è Sanji a rubare la scena. Il cuoco dei Mugiwara non riceve ancora il suo momento di gloria, ma Oda costruisce attorno a lui un percorso narrativo che sembra puntare dritto verso uno dei power-up più attesi dai lettori.

Il primo colpo a Imu e il significato dello “Stigma”

Il capitolo 1187 di One Piece riparte esattamente dalla conclusione del precedente. Il pugno di Luffy aveva dato l’impressione di aver finalmente scalfito Imu, ma bastano poche vignette per capire che il Re del Mondo è tutt’altro che in difficoltà.

Attraverso delle oscure fiammelle parlanti che si collegano al petto di Loki e l’Omen attivato dal cerchio formato con le dita, Imu genera una gigantesca lama d’oscurità che trafigge il principe di Elbaf.

L’attacco porta un nome estremamente evocativo: Stigma.

Non è una scelta casuale. Lo stigma, nella sua accezione più ampia, rappresenta un marchio destinato a restare impresso sul corpo o sull’anima. Nel linguaggio religioso richiama le ferite di Cristo, mentre in quello sociale identifica un peso, un marchio che condiziona per sempre chi lo porta.

Ed è curioso che proprio Loki venga colpito da una tecnica simile. Un personaggio che fin dal suo debutto vive schiacciato dal peso delle accuse, dell’isolamento e di un destino che sembra essergli stato cucito addosso ancor prima che potesse scegliere.

Più che una semplice ferita fisica, sembra quasi che Imu imponga il proprio dominio attraverso un marchio che identifica schiavi e sottomessi.

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Imu, Luffy e Loki in un estratto del capitolo 1187 di One Piece – Immagine: © Eiichiro Oda / Shueisha – Uso editoriale
Gunko viene liberata, ma il caso convince poco

Dopo essere stato trafitto, Loki precipita direttamente sul blocco di ghiaccio che imprigiona Gunko.

La caduta trascina con sé anche Ragnir, il gigantesco martello del principe di Elbaf, che entra in contatto con il ghiaccio iniziando immediatamente a scioglierlo.

Era una conseguenza che molti lettori avevano previsto, ma il problema, semmai, è il modo in cui Oda sceglie di arrivarci.

Nei capitoli precedenti aveva dedicato molto spazio alla caratterizzazione di Gunko (Shuri), al suo legame con Brook e persino alla disperata richiesta dello stesso musicista ai compagni di salvarla. Tutto sembrava preparare un momento emotivamente forte, conquistato dai protagonisti. Invece la liberazione avviene quasi per caso.

È uno di quegli espedienti narrativi che appaiono un po’ troppo comodi per gli standard di Oda, ma a cui ultimamente ci sta abituando. Il risultato finale probabilmente non cambierà gli sviluppi futuri, ma il percorso scelto lascia una leggera sensazione di occasione mancata.

Imu contro Joy Boy: il vero scontro può finalmente iniziare

Nel frattempo, le misteriose fiamme di Imu cercano un nuovo bersaglio e finiscono per aggrapparsi alla pelliccia indossata da Luffy. L’imperatore, però, se ne libera con prontezza, impedendo all’attacco di raggiungerlo. È un dettaglio rapido, ma che segna il passaggio verso qualcosa di molto più grande.

Mentre i Tamburi della Liberazione iniziano a riecheggiare sul campo di battaglia, la sensazione è che il vero scontro stia finalmente per cominciare. Non è più soltanto il confronto tra Luffy e il Re del Mondo, ma è l’erede della volontà di Joy Boy che si ritrova faccia a faccia con il sovrano che da ottocento anni governa nell’ombra.

Un duello che Oda costruisce da anni e che, dopo innumerevoli attese e teorie, sembra finalmente pronto a entrare nel vivo.

Personalmente, però, c’è un altro aspetto che stuzzica enormemente la mia curiosità, ovvero l’origine dei poteri di Imu. Quelli che stiamo vedendo non sembrano essere semplici fiamme, ma entità oscure, quasi senzienti, capaci persino di parlare e di fungere da tramite per le sue tecniche. Che si tratti di un Frutto del Diavolo, di un potere ancestrale o di qualcosa che trascende persino i frutti stessi, è ancora impossibile dirlo.

Una cosa, però, è certa. Oda sta costruendo attorno alle abilità del Re del Mondo una sensazione di mistero che le rende tanto affascinanti quanto inquietanti.

Zoro e Sanji: oltre la rivalità, c’è la fiducia
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Zoro in un’immagine tratta dall’anime di One Piece – © Eiichiro Oda / Toei Animation / Shueisha

La scena si sposta quindi al porto del Villaggio Ovest, dove Oda apparecchia un altro degli scontri che sembrano destinati a infiammare la battaglia di Elbaf.

Da una parte c’è Zoro, dall’altra il Cavaliere Divino Sommers. Il loro confronto è ancora soltanto verbale, ma basta uno scambio di battute per regalare uno dei momenti più significativi dell’intero capitolo.

Sommers fa notare allo spadaccino che, oltre a lui, dovrà vedersela anche con Killingham. La risposta di Zoro, però, spiazza tanto il suo avversario quanto i lettori. Difficilmente Killingham arriverà fin lì, perché Sanji è diretto proprio nella sua stessa direzione e, una volta incontrato, lo farà fuori. È una frase pronunciata con assoluta naturalezza, quasi fosse una semplice constatazione, ma proprio per questo racchiude tutto il percorso vissuto dalle due ali dei Mugiwara.

Per oltre mille capitoli Zoro e Sanji hanno costruito il loro rapporto tra litigi, provocazioni e una rivalità che sembrava non avere mai fine. Eppure, dietro quella facciata, è sempre cresciuta una stima reciproca che oggi emerge con tutta la sua forza.

Il valore di un rivale

In fondo è qualcosa che esiste anche nella vita di tutti i giorni. Gli amici più affiatati spesso sono quelli che passano il tempo a punzecchiarsi, a prendersi in giro e a discutere, salvo poi essere i primi a presentarsi quando c’è davvero bisogno (sogno per il futuro un’iconica tavola che rappresenti Zoro e Sanji in un sorriso di reciproca complicità). Allo stesso modo, nel mondo dello sport, i rivali più accesi sono spesso quelli che conoscono meglio il valore dell’altro. Si affrontano, si provocano e fanno di tutto per superarsi, ma proprio perché sanno quanto sia difficile battere chi hanno davanti finiscono per rispettarlo più di chiunque altro.

È esattamente ciò che accade tra Zoro e Sanji. Zoro non spera che Sanji sia all’altezza del compito, ne è convinto. Non ha bisogno di incoraggiarlo né di dimostrare fiducia a parole, perché quella fiducia è ormai implicita. È la dimostrazione più concreta di come i due si riconoscano reciprocamente come pilastri imprescindibili della ciurma e come le due ali su cui Luffy potrà davvero spiccare il volo verso il titolo di Re dei Pirati.

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Zoro e Sanji in un’immagine tratta dall’anime di One Piece – © Eiichiro Oda / Toei Animation / Shueisha
La causa di tutto: Killingham e il peso degli incubi

Il cuore del capitolo 1187 di One Piece si sposta quindi al Villaggio Ovest, dove la situazione continua a precipitare.

Zaza, la Dea della Pioggia, semina il caos tra le strade di Elbaf mentre i bambini vengono presi in ostaggio, gettando i loro genitori nella disperazione.

È in questo contesto che entra in scena Sanji, il quale, con la lucidità che lo contraddistingue anche nei momenti più critici, analizza immediatamente la situazione. Fedele ai propri principi, decide di non rivolgere i suoi colpi contro Zaza, davanti a lui c’è pur sempre una donna.

Il suo vero obiettivo diventa allora Killingham, individuato senza esitazione come il responsabile dell’intera tragedia. È qui che il titolo del capitolo, La causa di tutto, acquista finalmente il suo significato. Il Cavaliere Divino possiede infatti, come sappiamo, il potere di trasformare gli incubi in realtà, dando vita alle paure più profonde. Zaza non è altro che una di queste manifestazioni, un incubo reso tangibile per diffondere caos e terrore.

Gaban aveva già capito tutto: Sanji può diventare un Re
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Scopper Gaban via @Ruivis26 on Pinterest – Immagine: © Eiichiro Oda / Shueisha – Uso editoriale

È proprio nel pieno di questo confronto che Oda inserisce quella che, probabilmente, è la rivelazione più importante dell’intero capitolo.

Mentre si prepara ad affrontare Killingham, Sanji ripensa alle parole che Scopper Gaban gli aveva rivolto poco tempo prima.

Secondo il leggendario membro della ciurma di Roger, il cuoco dei Mugiwara possiede tutte le qualità necessarie per risvegliare l’Haki del Re Conquistatore. Il problema non è il suo potenziale, ma ciò che continua a trattenerlo, ovvero le insicurezze che si porta dentro, il peso del proprio passato e quell’immagine distorta di sé che non è mai riuscito ad abbandonare del tutto.

Per permettere a Luffy di diventare il Re dei Pirati, gli aveva detto Gaban, Sanji dovrà prima imparare a diventare un re nel proprio cuore. È una frase dal peso enorme, perché non anticipa soltanto un possibile power-up, ma apre la porta a una riflessione molto più profonda sulla natura del personaggio e sul percorso che potrebbe attenderlo nei prossimi capitoli.

Sanji è davvero un Re Conquistatore?

A questo punto, però, nasce spontanea una domanda: Sanji è davvero il tipo di persona destinata a possedere l’Haki del Re Conquistatore? Se ci basassimo esclusivamente su ciò che abbiamo visto finora, la risposta sembrerebbe essere negativa.

Quando pensiamo ai possessori di questo tipo di ambizione immaginiamo individui dalla volontà travolgente, persone capaci di imporsi naturalmente sugli altri e di imporsi con il proprio carisma. Sanji, invece, ha sempre incarnato valori diversi. È empatico, altruista e spesso disposto a mettere da parte sé stesso pur di proteggere chi ama, arrivando persino a sacrificare la propria felicità.

Eppure è proprio qui che, a mio avviso, Oda potrebbe voler ribaltare il significato stesso dell’essere un “re”. Sanji non è destinato a conquistare gli altri per dominarli, ma a conquistare finalmente sé stesso.

Il suo vero ostacolo non è mai stato un nemico esterno, bensì il peso delle proprie insicurezze e di un passato che gli ha insegnato a sentirsi sempre inferiore. Se riuscirà a liberarsene, diventerà un “re” non perché siederà su un trono o imporrà la propria volontà, ma perché sarà finalmente capace di sostenere il peso della propria identità per aiutare qualcun altro a realizzare il proprio sogno.

In questo senso, il Re che Sanji è destinato a diventare non è quello che governa un popolo, ma quello che sceglie di consacrare il suo capitano. È una lettura che si sposa perfettamente con le parole di Gaban e con il ruolo che il cuoco ha sempre ricoperto all’interno della ciurma: non vivere per sé stesso, ma per dare tutto affinché Luffy possa diventare il Re dei Pirati.

Il brutto anatroccolo è sempre stato un cigno (1)

A questo punto, anche la cover del capitolo assume un significato completamente diverso. Reiju rimprovera alcuni cigni intenti a tormentare un brutto anatroccolo dalle fattezze di Sanji, un’immagine che sembra richiamare in maniera evidente proprio la storia del nostro cuoco. Ed è impossibile non tornare con la mente al suo passato.

Per tutta la vita Sanji è stato portato a credere di essere nato sbagliato. Non perché lo fosse davvero, ma perché qualcuno glielo ha fatto credere giorno dopo giorno durante la sua infanzia. La famiglia Vinsmoke ha costruito davanti ai suoi occhi un ritratto completamente distorto della sua identità. Lo hanno dipinto come un fallimento, un essere debole e inutile rispetto ai fratelli geneticamente modificati.

Il problema più grande è che, con il tempo, Sanji ha finito per accettare quella visione di sé. Anche quando il mondo gli dimostrava il contrario, una parte di lui continuava a sentirsi inferiore. Come se ogni risultato raggiunto fosse soltanto un’eccezione e non la naturale conseguenza del suo valore. È un meccanismo che ricorda molto quello della sindrome dell’impostore, dove il talento e i successi non riescono mai davvero a cancellare la convinzione di non essere abbastanza.

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Sanji in un’immagine tratta dall’anime di One Piece – © Eiichiro Oda / Toei Animation / Shueisha
Il brutto anatroccolo è sempre stato un cigno (2)

Eppure, proprio come nella fiaba di Hans Christian Andersen, il brutto anatroccolo non diventa un cigno. Lo è sempre stato. Semplicemente, è cresciuto in un ambiente che lo ha convinto del contrario.

Per questo motivo, se davvero Oda sta preparando il risveglio dell’Haki del Re Conquistatore di Sanji, questo momento non rappresenterà soltanto un nuovo aumento di potere. Sarà qualcosa di molto più profondo, ovvero il momento in cui Sanji smetterà finalmente e definitivamente di guardarsi attraverso gli occhi dei Vinsmoke e riuscirà a riconoscere il proprio valore.

E non è un caso che questo possibile percorso richiami la ciurma di Roger. Il Re dei Pirati era affiancato da due figure fondamentali, Silvers Rayleigh e Scopper Gaban, entrambe dotate dell’Haki del Re Conquistatore. Se Luffy rappresenta l’erede della volontà di Roger e Joy Boy, vedere anche le sue due ali, Zoro e Sanji, condividere lo stesso destino avrebbe un peso simbolico enorme. Non soltanto per il parallelismo con il passato, ma perché racconterebbe una volta per tutte la vera natura del trio che accompagnerà Luffy fino alla fine del suo viaggio.

Finalmente ti riveli, Joy Boy

Il capitolo 1187 di One Piece si chiude con una tavola destinata a rimanere impressa nella memoria dei lettori. Luffy, con il Gear Fifth ormai attivato, si ritrova finalmente faccia a faccia con Imu. Mentre una didascalia ufficializza quello che fino a pochi mesi fa sembrava uno scontro lontano: Monkey D. Luffy, uno dei Quattro Imperatori, contro San Nerona Imu, il Re del Mondo.

A rendere ancora più solenne il momento è lo scambio di battute tra i due. Imu osserva il capitano dei Mugiwara e dice: «Finalmente ti riveli, Joy Boy.»

Luffy, però, risponde come ha sempre fatto fin dal primo capitolo del manga. Non si lascia definire dal peso della storia, non rivendica il nome di Joy Boy e non accetta che sia il passato a stabilire chi debba essere. Anche in maniera abbastanza ingenua. La sua risposta è la stessa dal 1997: «Io mi chiamo Luffy e diventerò il Re dei Pirati.»

È la battuta classica, ma racchiude tutta l’essenza del protagonista. Se Imu guarda costantemente al passato, Luffy continua invece a vivere rivolto verso il futuro. Senza permettere che siano il destino o le aspettative degli altri a definirne l’identità.

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San Nerona Imu e Monkey D. Luffy nell’ultima tavola del capitolo 1187 di One Piece – Immagine: © Eiichiro Oda / Shueisha – Uso editoriale
La vera causa di tutto

Nel complesso, il capitolo 1187 di One Piece non offre ancora il grande scontro che tutti aspettavano, ma ne costruisce con attenzione le fondamenta. Da una parte mette finalmente uno di fronte all’altro Imu e Luffy, incarnazioni di due epoche destinate inevitabilmente a scontrarsi. Dall’altra, però, è Sanji il personaggio che esce maggiormente rafforzato da queste pagine. Tra le parole di Gaban, la fiducia dimostratagli da Zoro e il simbolismo della cover, Oda sembra suggerire che il prossimo grande ostacolo del cuoco non sarà un avversario da sconfiggere, ma il peso delle proprie insicurezze.

Se il titolo del capitolo è “La causa di tutto”, allora forse il messaggio è proprio che il nemico più difficile da affrontare non è sempre quello che abbiamo davanti, ma quello che ci portiamo dentro da una vita. E chissà che proprio a Elbaf Sanji non riesca finalmente a liberarsene, diventando la migliore versione di sé stesso.

Per scoprirlo, fortunatamente, non dovremo attendere a lungo. La prossima settimana One Piece tornerà regolarmente, senza alcuna pausa.

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Spero di trasmettere, attraverso parole appassionate, le emozioni che provo leggendo manga e guardando anime, esplorando gli spunti di riflessione umana che queste storie sanno accendere.

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