One Piece capitolo 1173: analisi e approfondimento
Daniele Serio 07/02/2026
One Piece capitolo 1173: il tuo appuntamento settimanale
Benvenuti nella rubrica settimanale di approfondimento su One Piece, in cui ogni settimana andiamo a fondo nei nuovi capitoli del manga, tra colpi di scena, teorie e dettagli che vi siete (forse) persi; si continua oggi proprio con il capitolo 1173 di One Piece, ma attenzione: da qui in avanti ci sono spoiler belli grossi.
L’analisi si basa sulle raw scans disponibili prima della pubblicazione ufficiale, che in italiano arriva con un certo ritardo attraverso i volumi cartacei o digitali pubblicati da Star Comics. Il capitolo ufficiale è, invece, disponibile ogni domenica in varie lingue, tra cui l’inglese, sul sito MANGA Plus.
In caso vi foste persi gli eventi cruciali del capitolo precedente, niente paura: trovate disponibile sul nostro sito l’approfondimento completo sul capitolo 1172 di One Piece, dove abbiamo analizzato gli avvenimenti principali.
Se non siete in pari con il manga, fate un passo indietro. Se lo siete… siete nel posto giusto.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler per chi non fosse in pari con i capitoli del manga.
“Una generazione di guerrieri”
Il capitolo 1173 di One Piece prosegue senza tregua con il caos scatenato a Elbaph, alternando azione brutale, rivelazioni identitarie e un tema che emerge con forza: il peso dell’eredità. Non è solo uno scontro fisico, ma uno scontro tra generazioni, volontà e memorie.
Ad alleggerire subito il contesto, però, ci pensa la cover a richiesta: Usopp si apposta per catturare uno scarabeo rinoceronte con il naso cosparso di miele, mentre Chopper lo osserva nascosto. Un siparietto comico perfettamente nello stile di Oda, che ne approfitta anche per ricordare ai lettori un appuntamento importante: il 10 marzo il live action di One Piece tornerà su Netflix con la sua seconda stagione.

Zoro contro i giganti: “strategia”, istinto e memoria di Little Garden
L’apertura del capitolo 1173 di One Piece è immediatamente esplosiva: Dorry e Brogy, insieme agli altri giganti alterati dal Domi Reversi, attaccano il Villaggio Occidentale. La doppia pagina restituisce tutta la pericolosità della situazione e introduce subito Zoro come fulcro dell’azione.
La scelta dello spadaccino è significativa: Zoro non affronta frontalmente i giganti, ma li usa come terreno di movimento, saltando sulle loro teste per evitare accerchiamenti. È una mossa istintiva ma lucida, perfettamente coerente con la sua idea di combattimento: leggere il campo prima ancora dell’avversario.
Quando raggiunge il centro della formazione, Zoro scatena la tecnica segreta a tre spade: il crocevia dei sei sentieri (stessa tecnica utilizzata dallo spadaccino nella saga dell’Isola degli Uomini Pesce nello scontro con il Kraken del capitolo 605), colpendo simultaneamente più bersagli e spezzando l’assetto dei giganti.
La scena successiva, in cui Dorry e Brogy attaccano insieme e finiscono per colpirsi a vicenda, è un richiamo diretto a Little Garden: un’eco del loro eterno duello, ma ora deformato, tragico.

La rivalità primordiale come antidoto al controllo
E in questo senso torna alla mente anche quanto ipotizzato nell’analisi dello scorso capitolo: il “piano” di Zoro poteva passare tanto da un attacco devastante, come poi effettivamente accade, quanto dall’idea di sfruttare la storica rivalità tra Dorry e Brogy, facendola riaffiorare e spingendoli a combattersi tra loro. Una dinamica che finisce davvero per verificarsi, ma non per volontà diretta dello spadaccino, bensì come conseguenza incontrollata dello scontro.
Resta allora una domanda aperta: e se proprio questo conflitto, questo ritorno alla loro rivalità primordiale, potesse diventare una chiave per contrastare il Domi Reversi? Se il ricordo della loro identità e del loro legame, anche nella forma più brutale della competizione, fosse in grado di farli rinsavire?
Brook e Gunko: memoria, identità e l’ombra di Imu
Il passaggio su Brook cambia atmosfera. La tensione non è più fisica, ma emotiva.
Strisciando fino a Gunko, ancora intrappolato dalle frecce di quest’ultima, Brook la chiama “Principessa Shuri”, convinto che i suoi capelli blu, l’iride eterocromatica e i legami con la Terra Santa non possano essere casuali.
Il dettaglio più potente, però, è il suo rancore: Gunko viene accusata di essere un’ “assassina di padri”, legata alla morte del benefattore di Brook.
È uno dei momenti più intensi del capitolo perché introduce un conflitto personale che supera la battaglia in corso. Gunko non è solo un nemico: è un nodo del passato.
Ma qui emerge con forza un elemento già ipotizzato nell’analisi del capitolo precedente: l’influenza emotiva di Brook su Gunko. Le sue parole, il richiamo alla memoria, all’identità e a un passato condiviso, riescono davvero a smuovere qualcosa dentro di lei.
Per un attimo Gunko rinsavisce, riprende coscienza, rompe la presa e libera Brook e la ciurma dalle frecce, dicendogli di fuggire. È un momento breve, fragile, ma fondamentale: la memoria torna a essere un’arma, esattamente come potrebbe accadere con Dorry e Brogy e la loro rivalità riaffiorata.
Il primo scontro di un Mugiwara con Imu: la resistenza di Brook
Subito dopo, però, interviene Imu. La reazione è immediata e brutale: Gunko viene ripresa sotto controllo e costretta ad attaccare di nuovo, come se qualcuno stesse letteralmente soffocando la sua volontà. La dinamica è inquietante: non è semplice obbedienza, è dominio.
E proprio in questo frangente Brook si ritrova faccia a faccia con quella presenza. Imu lo attacca, ma lo scheletro riesce a difendersi egregiamente, reggendo l’impatto con una lucidità sorprendente.
È un passaggio simbolico potentissimo: dopo essere stato il primo Mugiwara ad affrontare direttamente un Imperatore (Big Mom a Whole Cake Island), Brook diventa anche il primo della ciurma a scontrarsi con Imu-sama, la figura che incarna il vertice del potere mondiale.
Non è solo un combattimento: è un passaggio di status. Brook, spesso relegato a figura comica o di supporto, viene posto davanti al “dio del mondo” e resiste.
Il suo gesto, le sue parole e la sua presenza incrinano il controllo su Gunko e mostrano come la volontà individuale, se richiamata nel modo giusto, possa ancora opporsi anche al potere più assoluto.

Il mistero della Principessa Shuri: un parricidio orchestrato?
Si apre allora un’ipotesi inquietante: sembrerebbe proprio che la principessa Shuri, l’attuale Gunko, abbia ucciso suo padre, ovvero il benefattore di Brook. Un evento che lo scheletro ha cercato di seppellire nella memoria per tutta la vita, fino a questo momento.
Ma qualcosa non torna. Un sovrano eliminato da un familiare, e sullo sfondo l’ombra ingombrante di Imu Sama. Perché prendere il controllo proprio di Gunko? A quale scopo?
Il parallelismo è quasi inevitabile e richiama un precedente recente: l’assassinio di Harald, attribuito a Loki. Anche lì, un regicidio, una colpa scaricata su qualcuno e una presenza invisibile che sembra muovere i fili. È possibile che lo schema sia lo stesso?
Due scenari emergono. Il primo: Imu prende possesso della principessa Shuri e la costringe a uccidere il padre, trasformandola in strumento e carnefice.
Il secondo, forse ancora più inquietante: Imu si impossessa direttamente del sovrano, del re, e manipola l’intera vicenda dall’interno, esattamente come accaduto con Harald.
Sappiamo che la brama di controllo di Imu è assoluta e che il suo interesse per le figure di potere come re, regni, simboli, è centrale nella narrazione. In quest’ottica, un parricidio orchestrato per destabilizzare un regno e creare nuovi burattini diventa uno scenario plausibile.
Eppure restiamo nel campo delle ipotesi. Non conosciamo nemmeno il nome del regno della principessa Shuri, né il contesto politico in cui si inserisce questo evento.
Oda apre una pista, dissemina indizi, ma si ferma un passo prima della rivelazione. Ed è proprio lì, in quello spazio sospeso tra memoria e verità, che la figura di Gunko continua a rimanere una delle più enigmatiche dell’arco.
La ciurma si ricompone… ma non del tutto
Sanji raggiunge il gruppo di Nami, ora finalmente libero, ma la situazione resta frammentata: Robin è ancora immobilizzata dai rampicanti di Sommers. Questo dettaglio mantiene alta la tensione narrativa e impedisce al gruppo di riunirsi completamente.
Oda continua a giocare sulla dispersione dei personaggi: nessuno è davvero al sicuro, e ogni sottogruppo vive una battaglia diversa.
Nei prossimi capitoli, è probabile che vedremo delinearsi meglio le fazioni che affronteranno i nemici: Loki e Luffy, ad esempio, sembrano destinati a dare supporto a Brook nella difficile contesa contro Imu. Contemporaneamente, sarà necessario occuparsi di Killingham e Sommers, così come trovare un modo per far svanire l’effetto del Domi Reversi sui giganti. Chi affronterà chi? Quali alleanze si formeranno? Oda lascia la domanda sospesa, mantenendo alta la suspense e preparando i lettori a una serie di scontri incrociati dal grande potenziale narrativo.
I bambini di Elbaph e la nascita della “Generazione dei Guerrieri”
Il cuore tematico del capitolo emerge con la scena dei bambini giganti che raggiungono Sommers. Le madri intervengono per proteggerli, ma vengono fermati dall’incubo incarnato: Nika MMA.
Qui il racconto cambia tono: non è più solo guerra, ma trasmissione di valori. I genitori combattono perché sanno che i loro figli stanno guardando. La definizione di “Generazione dei Guerrieri” non è solo retorica: è una dichiarazione di identità culturale.
Nonostante il coraggio, Nika MMA resiste. La minaccia non è solo fisica, è simbolica: un mostro che distorce la figura stessa di Nika, trasformando un’icona di libertà in un incubo.
Il “Triplo comando”: eredità e imitazione degli eroi
Gerd, Goldberg e Road entrano in scena da lontano, consapevoli di non poter arrivare in tempo. La loro decisione di attaccare a distanza non è codardia, ma pragmatismo.
La cosa più significativa è la posa: identica a quella di Dorry e Brogy. Non è un caso. È un passaggio di testimone visivo. La nuova generazione riprende i gesti dei giganti leggendari, trasformandoli in qualcosa di proprio.
Il “Triplo comando del Regno ruggente” diventa così il momento simbolico del capitolo. Non è solo un attacco combinato: è l’affermazione che Elbaph non vive di nostalgia, ma di continuità.
Il colpo trafigge Nika MMA e lo scaraventa via.

Sommers e il fallimento del piano
L’ultima sequenza del capitolo 1173 di One Piece è rapida ma devastante: Nika MMA viene respinto da Sommers, ma finisce per precipitare sulla nave destinata al rapimento dei bambini, facendola affondare.
Il piano crolla letteralmente sotto il peso del mostro che doveva proteggerlo. Ci sarà da aspettarsi una reazione tosta da parte dei Cavalieri di Dio contro i nostri protagonisti, un contrattacco che promette di alzare ulteriormente la posta in gioco.
L’espressione scioccata di Sommers chiude il capitolo con un tono quasi ironico e amaramente umano. Non c’è epicità, solo la consapevolezza di aver perso il controllo della situazione.
E per i lettori impazienti, buona notizia: settimana prossima One Piece non sarà in pausa.
Redattore e scrittore con sindrome dell'impostore
- Daniele Serio









