One Piece capitolo 1188: il tuo appuntamento settimanale
Benvenuti nella rubrica settimanale di approfondimento su One Piece, in cui ogni settimana andiamo a fondo nei nuovi capitoli del manga, tra colpi di scena, teorie e dettagli che vi siete (forse) persi; si continua oggi proprio con il capitolo 1188 di One Piece, ma attenzione: da qui in avanti ci sono spoiler belli grossi.
L’analisi si basa sulle raw scans disponibili prima della pubblicazione ufficiale, che in italiano arriva con un certo ritardo attraverso i volumi cartacei o digitali pubblicati da Star Comics. Il capitolo ufficiale è, invece, disponibile ogni domenica in varie lingue, tra cui l’inglese, sul sito MANGA Plus.
In caso vi foste persi gli eventi cruciali del capitolo precedente, niente paura: trovate disponibile sul nostro sito l’approfondimento completo sul capitolo 1187 di One Piece, dove abbiamo analizzato gli avvenimenti principali.
Se non siete in pari con il manga, fate un passo indietro. Se lo siete, siete nel posto giusto.
Attenzione: l’articolo contiene spoiler per chi non fosse in pari con i capitoli del manga.
“Void”
Dopo il clamoroso faccia a faccia della scorsa settimana, il capitolo 1188 di One Piece mantiene la promessa e si trasforma in uno scontro senza esclusione di colpi tra Imu e Luffy.
Il capitolo, significativamente intitolato “Void”, è quasi interamente dedicato alla battaglia, ma sotto la superficie nasconde dettagli destinati ad alimentare le teorie della community.
Dal misterioso ricordo di Joy Boy alla Spada del Vuoto, passando per un Luffy volutamente sopra le righe e un Imu sempre più terrificante, Eiichiro Oda continua a costruire quello che ha tutta l’aria di essere il conflitto definitivo dell’intera saga.
Il misterioso ricordo di Joy Boy
Il capitolo 1188 di One Piece riparte esattamente da dove si era concluso il precedente, quando Imu continuava a rivolgersi a Luffy chiamandolo “Joy Boy”, ma il protagonista respingeva ancora una volta quell’identità, ribadendo con decisione di essere semplicemente Monkey D. Luffy.
È a questo punto, già dalle prime battute, che Oda spiazza completamente il lettore. Le prime vignette sono quasi interamente nere. Non vediamo immagini, ma soltanto i dialoghi. Diventa chiaro che non si tratta di un normale flashback, bensì di un ricordo in cui Imu e Joy Boy riescono a mettersi in contatto attraverso una forma di comunicazione a distanza. Lo scambio di battute è tanto semplice quanto enigmatico.
Entrambi sembrano sinceramente sorpresi di essere riusciti a mettersi in contatto e, personalmente, è proprio questo spaesamento a trasmettermi una sensazione molto particolare. È infatti Joy Boy a prendere l’iniziativa, chiamando e intimando quasi con urgenza una risposta, come se avesse un disperato bisogno di parlare con qualcuno.
Si tratta di una semplice impressione, non di un elemento confermato dal manga, ma il tono dello scambio mi ha fatto pensare a una persona che, dopo una sorta di catastrofe, cerca freneticamente qualcuno dall’altra parte della linea, senza sapere se esista ancora qualcuno in grado di rispondere. Proprio questa urgenza, unita alla sorpresa di entrambi nel riuscire a comunicare, rende la scena estremamente enigmatica e carica di fascino.
Tra passato e futuro: il mistero di Joy Boy si infittisce
Nel corso della scena arriva anche un’altra rivelazione significativa. Per la prima volta possiamo osservare una parte del volto di Joy Boy. La bocca e il modo in cui ride richiamano in maniera sorprendente Luffy, alimentando ulteriormente il legame tra i due.
Terminato il ricordo, Oda ci riporta immediatamente nel presente. È qui che Imu, rivolgendosi direttamente a Luffy, pronuncia una frase che sembra ridargli lucidità: «Esatto, Joy Boy è già morto.»
Un’affermazione che, paradossalmente, finisce per dare ragione proprio al protagonista. Per quanto Imu continui a identificarlo con la leggendaria figura del passato, è lo stesso sovrano del mondo a riconoscere che il vero Joy Boy appartiene ormai a un’altra epoca. Luffy, quindi, non è una reincarnazione né qualcuno che ha perso la propria identità, ma un ragazzo che ha ereditato quella volontà, e la differenza è tutt’altro che trascurabile.
Eppure, dopo aver intravisto per la prima volta il volto di Joy Boy, così incredibilmente simile a quello di Luffy, è inevitabile che nella mente dei lettori torni a riaffacciarsi una delle teorie più discusse degli ultimi anni. Quella del viaggio nel tempo.
E se Joy Boy fosse davvero Luffy? La teoria del viaggio nel tempo torna a far discutere (1)
Tra i tanti spunti lasciati dal capitolo 1188 di One Piece, uno in particolare ha riportato in auge una delle teorie più discusse e divisive dell’intera community. Quella del viaggio nel tempo. Non l’idea che Luffy sia semplicemente l’erede della volontà di Joy Boy, bensì qualcosa di molto più estremo. Joy Boy sarebbe Luffy stesso.
Secondo questa teoria, il protagonista, a un certo punto della storia, sarebbe destinato a viaggiare indietro di ottocento anni, diventando il leggendario Joy Boy e dando origine a tutti gli eventi che oggi conosciamo soltanto attraverso i racconti del Secolo Vuoto. È anche per questo che la breve sequenza iniziale del capitolo, con la misteriosa telefonata tra Joy Boy e Imu, ha catturato così tanto l’attenzione. La silhouette di Joy Boy ricorda incredibilmente quella di Luffy e il dialogo tra i due sembra quasi quello di due persone improvvisamente entrate in contatto dopo un avvenimento anomalo. Un dettaglio che, inevitabilmente, alimenta questo tipo di speculazioni.
Se questa teoria fosse corretta, molti dei più grandi misteri dell’opera troverebbero una spiegazione sorprendentemente lineare. Sarebbe Luffy, nei panni di Joy Boy, a dare inizio alla guerra del Secolo Vuoto e a lasciare la celebre promessa alla principessa sirena, certo che un giorno sarebbe tornato nel futuro per mantenerla. Allo stesso modo, l’intera ciurma potrebbe diventare protagonista del passato: Zoro sarebbe il vero Ryuma, Robin l’autrice dei Poneglyph, Franky il costruttore di Pluton e Brook il compositore delle antiche canzoni tramandate nei secoli. Una soluzione che, almeno sulla carta, riuscirebbe a collegare numerosi tasselli sparsi nel corso della storia.
E se Joy Boy fosse davvero Luffy? La teoria del viaggio nel tempo torna a far discutere (2)
Anche dal punto di vista narrativo l’ipotesi non sarebbe del tutto campata in aria. One Piece ha infatti già introdotto il concetto di viaggio temporale attraverso il Frutto del Diavolo di Kozuki Toki durante la saga di Wano, capace di proiettare le persone nel futuro. Pensare che possa esistere un potere speculare, in grado di trasportare qualcuno nel passato, non sarebbe quindi incoerente con le regole dell’universo creato da Oda. Inoltre, un simile espediente darebbe finalmente una spiegazione alle accurate profezie disseminate nell’opera, dalle parole lasciate da Joy Boy fino al destino di Wano.
Allo stesso tempo, però, i dubbi sono altrettanto numerosi. Il primo riguarda la fattibilità di una simile scelta narrativa. Oda sarebbe davvero disposto a raccontare un secondo viaggio completo della ciurma, questa volta nel passato, mostrando tutti gli eventi che hanno dato origine alla leggenda di Joy Boy? Sembra un’operazione estremamente complessa, se non infattibile, sia nei tempi sia nella gestione del ritmo della storia.
E se Joy Boy fosse davvero Luffy? La teoria del viaggio nel tempo torna a far discutere (3)
Ancora più importante è il rischio di compromettere uno dei temi fondanti di One Piece, quello della volontà ereditata. Se Luffy diventasse Joy Boy, verrebbe meno l’idea che le volontà si tramandino da una generazione all’altra, sostituita da un paradosso in cui un solo individuo finisce per ispirare sé stesso.
Restano poi le inevitabili complicazioni tipiche di ogni racconto che introduce viaggi nel tempo, con tutte le conseguenze e i paradossi che ne deriverebbero.
Anche il rapporto tra Imu e Joy Boy solleva qualche interrogativo. Essendosi incontrati ottocento anni fa, perché Luffy non riconoscerebbe immediatamente Imu? È vero che un eventuale escamotage potrebbe esistere, considerando che Imu ha già mostrato trasformazioni e forme differenti, ma resta comunque un punto delicato.
Proprio per questo, per quanto la teoria sia affascinante e continui a conquistare sempre più sostenitori dopo il capitolo 1188 di One Piece, oggi appare ancora più suggestiva che realmente concreta.
Imu schiaccia Luffy, ma il Gear Fifth resta imprevedibile
Il resto del capitolo 1188 di One Piece è un’autentica dimostrazione di forza da parte di Imu. Ogni attacco di Luffy viene neutralizzato con estrema facilità e il divario tra i due appare evidente fin dalle prime battute dello scontro.
Emblematica è la scena in cui Luffy schiva un pugno inclinando la testa, ma la mano di Imu continua a seguirne il movimento fino a colpirlo comunque, come se le normali leggi della fisica non valessero per il sovrano del mondo, proprio come lo Snake Man di Luffy visto nelle saghe passate. Anche qui incuriosisce il parallelismo.
È il modo con cui Oda sottolinea che, almeno in questo momento, il Gear Fifth non è ancora sufficiente per competere con lui. Eppure, anche nel pieno di una battaglia tanto impari, Luffy non rinuncia alla sua natura.
Con il “Gomu Gomu no Majin”si trasforma in una sorta di genio della lampada, afferma di aver imparato le mosse di Imu osservandolo combattere contro Loki e promette che la sua morte non sarà vana, salvo essere immediatamente corretto dallo stesso principe di Elbaph, ancora vivo. È una gag perfettamente in linea con lo spirito del Gear Fifth, dell’opera in generale e, soprattutto, accentua il netto contrasto tra i due contendenti.
Da una parte la solennità e la freddezza di Imu, dall’altra l’imprevedibilità e la leggerezza con cui Luffy affronta anche il nemico più terrificante dell’intera opera.
Jinbe protegge Loki, mentre il passato di Imu continua ad affiorare
Mentre lo scontro prosegue, Imu prende di mira Loki con l’Omen, ma Jinbe interviene prontamente deviando l’attacco con il Kyojin Karate e mettendo in salvo sia il principe di Elbaph sia Ragnir.
Parallelamente, Oda dissemina alcuni dettagli destinati ad alimentare nuovi interrogativi. Brook, ignaro dell’esistenza del Re del Mondo, ipotizza che Imu sia semplicemente il comandante dei Cavalieri Divini, ricordando così quanto la sua vera identità sia ancora sconosciuta persino ai personaggi più esperti.
Poco dopo, mentre Gunko viene finalmente liberata dal ghiaccio, Imu sente Brook chiamarla apertamente “Principessa Shuri”, dimostrando di conoscerne perfettamente l’identità e sorprendendo ulteriormente il lettore quando Imu sembra ricordarsi persino di Brook dai tempi di Esperia.
La Spada del Vuoto e il confronto impossibile con Joy Boy
Nel finale del capitolo 1188 di One Piece, Imu crea una spada fiammante chiamataVoid. Un nome che richiama inevitabilmente il Secolo Vuoto e che sembra tutt’altro che casuale. La sola evocazione dell’arma è sufficiente a prosciugare la foresta circostante. Ciò suggerisce che non si tratti di una semplice lama, ma di un potere ancora tutto da decifrare.
Subito dopo, Imu raggiunge Luffy con un movimento quasi istantaneo, trafiggendolo. L’inquadratura richiama inevitabilmente una delle immagini più iconiche di Alabasta, quando Crocodile trafisse Luffy lasciandolo apparentemente senza speranza.
Nel colpirlo in maniera così definitiva, pronuncia una frase destinata a lasciare il segno: «So che non sei Joy Boy. Se lo fossi, non saresti così debole.» Parole che sanciscono definitivamente come Imu non consideri Luffy il leggendario guerriero del passato. Allo stesso tempo, restituiscono tutta la grandezza della figura di Joy Boy, ancora oggi utilizzato come termine di paragone assoluto dopo ottocento anni di storia.
Se c’è una sensazione che il capitolo 1188 di One Piece lascia al lettore, è che Luffy sia ancora lontano dal poter competere con Imu. E proprio questa apparente disparità di forze apre uno scenario narrativo estremamente interessante.
Seguendo il canone a cui gli shonen ci hanno abituato, verrebbe naturale aspettarsi una reazione del protagonista. Un recupero improvviso, un nuovo power-up, l’intervento di un alleato o, in un modo o nell’altro, una vittoria finale di Luffy contro Imu. Eppure esiste uno scenario meno canonico che, proprio perché ribalta questa aspettativa, risulta particolarmente affascinante: Imu vincitore dello scontro.
Immaginiamo che Imu riesca davvero a sconfiggere Luffy. Parallelamente, Zoro e Sanji potrebbero abbattere Sommers e Killingham, eliminando due dei principali sostegni del sovrano del mondo e contribuendo a depotenziarlo. A rendere il quadro ancora più imprevedibile c’è poi l’incognita Gunko. Visto il profondo legame con Brook approfondito da Oda negli ultimi capitoli, non è affatto impossibile immaginare un suo cambio di schieramento, trasformandola da Cavaliere Divino a preziosa alleata dei protagonisti. Se così fosse, Imu si ritroverebbe improvvisamente privato di gran parte della propria forza. A quel punto entrerebbe in scena Barbanera.
E se il vero vincitore fosse Barbanera?
Un Imu vincitore, ma ormai indebolito, potrebbe così diventare la preda perfetta di Marshall D. Teach.
Uno scenario che, a ben vedere, sarebbe perfettamente coerente con quanto Oda ha costruito finora attorno a Barbanera. Teach ha più volte dichiarato di voler “prendersi il mondo” e tutto lascia pensare che il suo obiettivo finale passi inevitabilmente per Mary Geoise e per il trono occupato da Imu.
A questo si aggiunge il legame con il clan Davy e la volontà di vendetta. Elementi che renderebbero naturale uno scontro diretto con il sovrano del mondo. Senza dimenticare lo Yami Yami no Mi, un frutto capace di annullare i poteri degli altri Frutti del Diavolo e che, almeno sulla carta, potrebbe essere una delle poche armi realmente in grado di contrastare un avversario come Imu.
Il nemico finale, come già più volte ipotizzato, non sarebbe più il custode del passato e del Secolo Vuoto, ma il pirata deciso a conquistare il futuro, trasformando l’atto conclusivo di One Piece nella definitiva battaglia tra pirati per il destino del mondo.
Per il momento, naturalmente, resta soltanto una teoria. E forse è proprio questo il bello. Oda ci lascia con più domande che risposte. Peccato soltanto che, per scoprirne qualcuna in più, questa volta dovremo aspettare due settimane a causa della pausa del manga.
Spero di trasmettere, attraverso parole appassionate, le emozioni che provo leggendo manga e guardando anime, esplorando gli spunti di riflessione umana che queste storie sanno accendere.
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